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Aprassia dopo ictus, un problema per la metà dei pazienti

Aprassia dopo ictus: un problema per la metà dei pazienti

Più della metà delle persone che vengono colpite da un ictus all'emisfero sinistro del cervello, una volta guariti hanno difficoltà nel compiere determinati gesti, un disturbo denominato aprassia. Questo disturbo si può riscontrare anche in una piccola parte dei casi in cui è interessato l'emisfero destro. L'aprassia è l'incapacità di compiere, su imitazione o comando verbale, gesti già appresi e nonostante la forza muscolare e la sensibilità rimangano praticamente normali: il malato, ad esempio, non è più capace di allacciarsi le stringhe delle scarpe, di aprire una porta, di accendere la televisione.

Questo deficit neuropsicologico coinvolge in genere specifiche parti del corpo: gli arti, la bocca ed il tronco. Nel 45% dei casi i sintomi aprassici persistono fino ad un anno dall'ictus, limitando la vita quotidiana del paziente ed aggravandone la dipendenza dagli altri, anche per attività basilari come lavarsi, vestirsi e nutrirsi; a fronte di questo vasto fenomeno sono assai scarsi gli studi mirati a realizzare protocolli diagnostici e riabilitativi.

Ora una ricerca italiana ha dimostrato che pazienti incapaci di eseguire determinati gesti a causa dell'aprassia hanno anche difficoltà a capire se gli stessi gesti eseguiti da un altro soggetto sono corretti o presentano errori. Si è inoltre scoperto che tale deficit nel riconoscimento dei gesti è dovuto a lesioni che coinvolgono regioni frontali dell'emisfero sinistro, deputate alla pianificazione ed esecuzione delle azioni. Tale studio ha importanti implicazioni cliniche e suggerisce di includere nei protocolli riabilitativi dei disturbi motori - compresi quelli complessi come l'aprassia - test basati sull'osservazione da parte del paziente delle azioni altrui e non soltanto sulla sua capacità di eseguire tali azioni.

La ricerca è stata condotta a Roma presso l'IRCCS Fondazione Santa Lucia e l'Università La Sapienza; lo hanno realizzato il prof. Salvatore Maria Aglioti è Professore ordinario di Neuropsicologia del Linguaggio e tecniche sperimentali di ricerca presso l'Università di Roma "La Sapienza", e la dott.ssa Mariella Pazzaglia Assegnista di ricerca, nei Laboratori di Neuropsicologia e di Neuroimmagini dell'IRCCS Fondazione Santa Lucia e presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università di Roma "La Sapienza", in collaborazione con il prof. Nicola Smania dell'Università di Verona. I risultati sono pubblicati oggi su "The Journal of Neuroscience", rivista ufficiale della Società Americana per le Neuroscienze. Il lavoro scientifico si è avvalso dei finanziamenti del Ministero dell'Università e Ricerca e del Ministero della Sanità.

L'aprassia è distinta in "ideativi" (Al) ed "Ideomotoria" (AIM). La prima si evidenzia quando il paziente deve compiere un'azione più o meno complessa con l'uso di uno o più oggetti. In questo caso il paziente è confuso e compie una serie di errori, come se riconoscesse la funzione degli oggetti ma non riuscisse a pianificare e ad eseguire in modo adeguato la loro utilizzazione: ad esempio per accendere una candela avendo a disposizione una scatola di fiammiferi sfrega la candela sulla scatola. Nel caso di AIM, invece, il disturbo si manifesta quando il paziente è chiamato a compiere dei gesti (simbolici o utili) senza l'uso di oggetti: ad esempio, alla richiesta di fare il gesto delle corna estende il pollice e l'indice invece dell'indice e del mignolo, come se sapesse cosa fare ma non come farla. Un singolare fenomeno che si può talora osservare nell'aprassia è la cosiddetta dissociazione automatico-volontaria: alcuni gesti che non possono essere eseguiti su richiesta o su imitazione vengono normalmente eseguiti in un contesto in cui sono abituali. Un caso è quello dell'aprassico incapace di fare il segno della croce quando gli viene chiesto ma che lo esegue d'istinto entrando in chiesa.

La ricerca coordinata dal prof. Aglioti si è svolta grazie al supporto dei laboratori del Centro Ricerche di Neuropsicologia e di Neuroimmagini della Fondazione Santa Lucia insieme con quelli del Dipartimento di Psicologia dell'Università di Roma La Sapienza. Per il lavoro scientifico sono state utilizzate le più avanzate tecniche per la ricostruzione tridimensionale delle lesioni cerebrali.

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