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L'olfatto ci aiuta a interagire con gli oggetti - Chi pensa che l'olfatto serva alle persone solo per percepire gli odori che ci circondano, declassandolo rispetto agli altri sensi secondo le teorie...

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L'olfatto ci aiuta a interagire con gli oggetti

L'olfatto ci aiuta a interagire con gli oggetti

Chi pensa che l'olfatto serva alle persone solo per percepire gli odori che ci circondano, declassandolo rispetto agli altri sensi secondo le teorie darwiniste, dovrà ricredersi. L'olfatto non ci permette solo di percepire gli odori che ci circondano, ma è in grado di informare il nostro cervello su come interagire con gli oggetti. Questa funzione dell'olfatto è stata dimostrata da un team di ricercatori padovani guidati dal professor Umberto Castiello. I dettagli dello studio saranno pubblicati nelle pagine della rivista americana PLoS (Public Library of Science) in uscita questo mese (19 marzo 2008).

Per condurre la ricerca sono stati coinvolti alcuni volontari ai quali è stato chiesto di raggiungere e afferrare un frutto dopo essere stati esposti all'odore emanato dal frutto che stavano per afferrare oppure a quello di un altro frutto. Grazie ad un'innovativa tecnologia per la registrazione cinematica, i ricercatori hanno esaminato il movimento della mano istante per istante. Osservando i dati raccolti, si è potuto notare che il movimento della mano era diverso a seconda che il frutto da afferrare fosse o meno lo stesso di cui avevano sentito l'odore inizialmente, per esempio gli veniva fatto sentire l'odore di una mela ma poi l'oggetto da afferrare era una mandorla.

Dall'analisi cinematica si è osservato che le dita della mano assumevano una posizione idonea per afferrare un oggetto più grande, come ad esempio una mela, anche se dovevano afferrare una mandorla, questo perché prima di intraprendere l'azione era stato fatto sentire l'odore di una mela. Al contrario, facendo sentire prima l'odore delle mandorle, le dita avevano una posizione idonea per prendere un frutto più piccolo ma il frutto da afferrare era invece una mela.

La posizione delle dita era registrata in tutte le sue fasi. Non è che il volontario arrivasse a prendere la mela con le dita in posizione per afferrare un oggetto più piccolo, ma la diversa posizione, in base all'odore sentito, si poteva osservare soprattutto nella fase iniziale del movimento. Il professor Castiello spiega che quando la vista e l'olfatto forniscono informazioni discordanti, circa l'oggetto da afferrare, il modo in cui il movimento viene eseguito appare essere il risultato del compromesso tra queste due diverse informazioni sensoriali. L'esperto ha quindi evidenziato che non vi è una prevalenza di un senso sull'altro. Secondo quanto riscontrato nell'esperimento, si può quindi ipotizzare che l'olfatto comunica con le aree del cervello responsabili dell'interazione con gli oggetti e del movimento.

Castiello evidenzia che i risultati dello studio sovvertono alcuni luoghi comuni sull'olfatto, come quello che sia, tra i sensi, il più "emotivo", appartenente al dominio degli istinti e quindi distante dai meccanismi della conoscenza razionale. L'olfatto, secondo le teorie darwiniste, man mano che l'uomo è progredito lungo la linea evolutiva avrebbe perso la propria importanza a vantaggio d'altri sensi quali l'udito e la vista. Grazie a questo nuovo studio si dimostra invece come l'olfatto sia meno "accessorio" di quanto sinora si potesse ipotizzare.

Attualmente, non si conoscono ancora i percorsi attraverso i quali le informazioni olfattive fluiscono dai centri celebrali a quelli responsabili del controllo motorio delle azioni, per questo motivo, il professor Castiello, in collaborazione con il professor Tirindelli dell'Università di Parma e con i dottori Ansuini e Tubaldi dell'Università di Padova, inizieranno presto delle nuove ricerche per approfondire questo aspetto ancora così misterioso.

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