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Infarto, prevenire i danni premendo sulle braccia - I danni più gravi dell'infarto potrebbero essere prevenuti grazie ad una serie di tre pressioni, della durata di circa cinque minuti l'una, sulle braccia.

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Infarto, prevenire i danni premendo sulle braccia

Infarto: prevenire i danni

I danni più gravi dell'infarto potrebbero essere prevenuti grazie ad una serie di tre pressioni, della durata di circa cinque minuti l'una, sulle braccia.

In base ad uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell'University College di Londra, conosciuta principalmente con il nome di UCL, la pressione esercitata sulle braccia per bloccare la circolazione sembrerebbe prevenire i danni più gravi e permanenti causati da un attacco di cuore. I dettagli di questa ricerca sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet (Agosto 2007).

Per condurre l'esperimento i ricercatori hanno seguito 57 pazienti che dovevano sottoporsi ad un intervento chirurgico al cuore per l'applicazione di un bypass. La tecnica, tanto semplice quanto efficace, è stata utilizzata su 27 pazienti, i restanti sono stati utilizzati invece come gruppo di controllo. Dalle analisi si è riscontrato che i pazienti sottoposti al trattamento, rispetto al gruppo di 30 soggetti che non avevano beneficiato della procedura, avevano il 43 per cento in meno di troponina T, una proteina presente nel muscolo cardiaco e scheletrico. In un soggetto normale questa proteina non è dosabile, ma la sua concentrazione aumenta in caso di lesione dei miocardiociti.

La fase successiva di questo studio analizzerà ora l'efficacia di questa tecnica di compressione direttamente su soggetti che hanno appena avuto un infarto. Qualora si riscontrassero dei risultati positivi come si aspettano i ricercatori, la tecnica potrebbe essere insegnata ai paramedici che la integreranno fra le procedure di primo soccorso eseguite sulle persone infartuate.

Jeremy Pearson, della British Heart Foundation, evidenza che i risultai ottenuti sono molto promettenti spiegando che, pur non sapendo ancora il perché di questa relazione, si è notato che inducendo un piccolo danno al cuore si riesce a prevenire la comparsa di danni più gravi.

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