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Tiroide e ormoni tiroidei, a volte se ne abusa

Tiroide e ormoni tiroidei: a volte se ne abusa

Gli ormoni tiroidei, utilizzati di norma in caso di ipotiroidismo (mixedema), nel gozzo non tossico diffuso, nella tiroidite di Hashimoto (gozzo linfadenoide) e nel carcinoma della tiroide, nel 2006 si sono collocati al nono posto tra le categorie di farmaci più venduti, nettamente primi tra le sostanze ad azione ormonale. Anche se gli ormoni tiroidei sono dei farmaci molto preziosi per la salute di numerose persone, a volte capita che se ne abusi in situazioni dove non si ha un effettivo bisogno.

Durante il workshop internazionale, "La Terapia Ormonale Tiroidea: quale, quanta, quando?", appena conclusosi a Roma presso il Policlinico universitario Agostino Gemelli (5 maggio 2007), si è fatto il punto della situazione su diversi aspetti legati al settore degli ormoni tiroidei. Si sono esaminate le modalità di uso di questi farmaci, le condizioni cliniche in cui è più opportuno somministrarli, le fasi della vita in cui è indispensabile utilizzarli ma, anche, gli eventuali abusi che sempre più spesso vengono registrati.

Nel caso di ipotiroidismo, una condizione clinica che presenta una carenza di ormoni tiroidei, bisogna intervenire con una terapia adeguata che ristabilizzi i livelli ormonali. Alfredo Pontecorvi, ordinario di Endocrinologia e Direttore dell'Unità di Endocrinologia del Policlinico Gemelli di Roma, evidenzia che l'ipotiroidismo può colpire la popolazione in tutte le diverse fasi della vita. Osservando i dati statistici si può però notare che la popolazione femminile ne è maggiormente colpita in particolar modo dopo la menopausa, infatti, dopo questo cambiamento fisiologico, l'incidenza di ipotiroidismo nelle donne diviene circa 10 volte più frequente rispetto alla popolazione maschile.

Questa particolare patologia non risparmia neanche i più piccoli, se l'ipotiroidismo non è diagnosticato e curato per tempo mediante terapia ormonale tiroidea "sostitutiva" può determinare gravi conseguenze. L'Ipotiroidismo Congenito (IC) primario è la più frequente endocrinopatia dell'età evolutiva: nel mondo 1 neonato su 3000-4000 nati vivi è colpito da questa patologia causata, nella maggior parte dei casi, da alterazioni nella embriogenesi della ghiandola tiroidea. Se la diagnosi non viene effettuata entro il primo mese di vita si producono gravi e irreversibili danni cerebrali che causano un severo quadro neuro-psichiatrico di deficit mentale definito "cretinismo".

In Italia lo screening neonatale tiroideo è iniziato nel 1977 estendendosi progressivamente a tutto il territorio nazionale e raggiungendo velocemente livelli eccellenti di copertura della popolazione neonatale. Dal 1995 la totalità dei nati in Italia viene sottoposta a screening grazie all'esistenza di oltre 26 Centri di Screening regionali o interregionali dislocati su tutto il territorio nazionale (Legge naz.n°104 del 5/2/1992 che prevede, nell'ambito degli interventi di medicina preventiva, lo screening neonatale per l'IC). Oggi la tempestiva diagnosi dell'ipotiroidismo congenito è quindi obbligatoria per legge alla 3-4 giornata di vita post-natale, inoltre, la pronta instaurazione della terapia con ormoni tiroidei consente il pressoché normale sviluppo cerebrale e mentale del neonato.

Pontecorvi aggiunge però che l'ipotiroidismo materno, presente o insorto durante la gravidanza, può compromettere lo sviluppo cerebrale del nascituro causando significative alterazioni del suo quoziente intellettivo. E' per questo motivo che l'esperto spiega che sarebbe opportuno indagare tutte le donne all'inizio della gravidanza per escludere o correggere tale pericolosa evenienza.

La terapia ormonale tiroidea può avere anche altri scopi oltre a quello di correggere una carenza funzionale della tiroide, per esempio potrebbe essere somministrata a scopi "soppressivi" con l'intento di ridurre la concentrazione plasmatica del TSH, l'ormone che stimola la crescita della ghiandola tiroide e dei noduli tiroidei dando origine al cosiddetto gozzo nodulare.

I noduli tiroidei sono crescite di tessuto all'interno della ghiandola, rappresentano una patologia molto frequente, clinicamente rilevabile in circa il 10-15 per cento della popolazione, anche in questo caso si registra una prevalenza di casi nel sesso femminile. La maggior parte di questi noduli è di natura benigna, non cancerosa, e di solito non richiedono l'asportazione chirurgica. Il carcinoma della tiroide si riscontra in un numero limitato di casi ed è più comune nei pazienti sottoposti a terapia radiante alla testa e al collo.

Un nodulo tiroideo può causare raucedine oppure può rendere difficoltosa la respirazione e la deglutizione. Solitamente il nodulo non causa sintomi e viene scoperto accidentalmente dal paziente o dal medico. Secondo alcune stime si ipotizza che un accurato esame ecografico potrebbe far riscontrare dei noduli tiroidei in circa il 50 per cento della popolazione italiana.

L'esperto conclude evidenziando che sempre più spesso si ricorre all'uso degli ormoni tiroidei per scopi poco leciti o senza solide basi scientifiche di efficacia. A volte vengono sfruttati impropriamente in persone che vogliono perdere peso o nella applicazione cutanea per motivi estetici e anti cellulite. Pontecorvi spiega che gli ormoni tiroidei di sintesi sono indispensabili in determinate terapie specifiche per alcune situazioni cliniche, bisogna però porre particolare attenzione al loro uso che va attentamente valutato, calibrato e monitorato dal medico specialista endocrinologo.

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