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Parto cesareo

Parto cesareo

Negli ultimi 20-30 anni, in molti paesi europei ed extra-europei si è osservato un aumento della proporzione di parti mediante taglio cesareo con frequenze variabili che si collocano mediamente intorno al 20%. I tassi di incremento e la cronologia degli eventi presentano notevole variabilità da paese a paese e sono stati oggetto di studio per comprendere i determinanti del fenomeno e adottare strategie efficaci nel ridurre l'incidenza dei tagli cesarei.

I paesi del Nord Europa (Norvegia, Finlandia, Svezia e Danimarca) pur avendo registrato un aumento dei cesarei (2-6% nel 1970 e 12-14% negli anni '90) hanno arrestato il trend in crescita mantenendosi su proporzioni di cesarei pari al 15%.

Gli Stati Uniti ed il Canada negli anni '90 hanno arrestato l'ascesa percentuale dei cesarei che aveva superato il 20%. A causa di un nuovo incremento registrato a partire dal 1994 il Ministero della Salute Canadese ha incaricato l'Ontario Women's Health Council di predisporre un piano d'azione per ridurre l'incidenza dei parti mediante taglio cesareo. Le conclusioni del gruppo di lavoro affermano che i programmi per la salute materno infantile in Ontario sono in grado di mantenere un basso tasso di cesarei a prescindere dalla dimensione, localizzazione, livello assistenziale e bacino d'utenza dei punti nascita.

Tuttavia per raggiungere questi risultati occorre attitudine, leadership, lavoro di gruppo, sostegno e impegno del personale e delle risorse economiche nel perseguire le migliori pratiche e nel continuo miglioramento di qualità. Il gruppo di lavoro ha identificato diversi fattori critici per raggiungere e mantenere un basso tasso di tagli cesarei ed ha prodotto delle raccomandazioni ad hoc per gli ospedali, per i servizi di salute materno-infantile e per l'intero sistema sanitario.

La prima raccomandazione ufficiale sulla percentuale appropriata di cesarei risale al 1985 a seguito di una consensus conference organizzata appositamente dall'OMS che concluse che il 10-15% di parti mediante taglio cesareo non doveva essere superato perché questo non avrebbe prodotto alcun beneficio aggiuntivo di salute per la madre e per il neonato. In Italia nel 1999 la proporzione di parti cesarei ha superato il 30% e continua a crescere nel tempo (34% nel 2001) con notevoli variazioni regionali (18% nella Provincia di Bolzano e 53% in Campania). L'utilizzo inappropriato di una pratica assistenziale di provata efficacia quale il cesareo non ha prodotto miglioramenti sostanziali negli esiti perinatali per le donne e per i bambini. Al contrario le regioni con un tasso medio di cesarei più basso della media nazionale hanno bassa mortalità perinatale e morbilità neonatale rispetto alle regioni con alto tasso di cesarei.

I Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) dell'ultimo Piano Sanitario Nazionale fanno integralmente riferimento al Progetto Obiettivo Materno Infantile (POMI) che nella sezione riservata al Percorso Nascita fa esplicito riferimento all'obiettivo di salvaguardia della gravida e del neonato anche attraverso la riduzione dei tagli cesarei in particolare nelle strutture di I e di II livello.

A tale proposito il Dipartimento della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute ha previsto tra gli obiettivi dello schema di Piano Sanitario Nazionale 2002-2004 di: "diminuire la frequenza dei parti per taglio cesareo e ridurre le forti differenze regionali attualmente esistenti, arrivando, entro il triennio, ad un valore nazionale pari al 20% in linea con valori medi degli altri paesi europei, anche tramite una revisione del DRG relativo". L'indicatore relativo all'incidenza dei tagli cesarei è stato posto quale oggetto di continua attenzione da parte del Ministero della Salute ed è stato introdotto anche tra quelli che costituiscono il "Sistema di garanzie per il monitoraggio dell'assistenza sanitaria", di cui al D.M. 12 dicembre 2001.

Per tale indicatore di appropriatezza clinica è stato stabilito, in detto decreto, un parametro di riferimento pari al 15-20%. Tale parametro di riferimento è stato individuato sulla base delle esperienze internazionali, che mostrano valori simili (o inferiori) nella maggior parte dei paesi Europei, tra cui Francia, Germania, Spagna, Gran Bretagna e dall'osservazione di quanto avviene nelle diverse realtà regionali del nostro paese.

La FIGO nel 2002 ha prodotto delle Raccomandazioni sul parto cesareo senza indicazioni mediche concludendo che, alla luce delle evidenze disponibili, un cesareo senza indicazione medica non è eticamente giustificabile.

Raccomandazioni sul parto cesareo senza indicazioni mediche Figo 2002

  1. In ambito medico c'è preoccupazione per l'aumento dei tagli cesarei

  2. Rispetto al parto naturale il cesareo è più costoso economicamente e comporta maggiori rischi di salute per la madre e per il neonato

  3. Gli operatori sanitari hanno l'obbligo professionale di "non nuocere" e quindi anche l'obbligo morale di favorire l'uso appropriato delle risorse

  4. Gli operatori sanitari non possono essere obbligati ad effettuare procedure prive di sicuri benefici medici

  5. Attualmente mancano evidenze circa i vantaggi del taglio cesareo sul parto naturale, al contrario le evidenze disponibili mostrano che il parto naturale è più vantaggioso a breve e a lungo termine sia per la madre che per il neonato

  6. Tutti gli operatori sanitari hanno l'obbligo di informare le donne e discutere con loro questi aspetti

Fonte: Istituto Superiore di Sanità - Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute

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