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Ictus cerebrale, più rischi per gli ipertesi

Ictus cerebrale: più rischi per gli ipertesi

L'ipertensione arteriosa e l'aritmia cardiaca sono i fattori di rischio più rilevanti, ma allo stesso tempo sotto stimati, nell'insorgenza dell'ictus cerebrale. Lo studio che dimostra questo legame è stato condotto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) in collaborazione con altri centri di ricerca europei, i risultati sono stati pubblicati sul Journal of Neurological Sciences.

L'ictus può essere di due tipi: ischemico o emorragico. L'ictus cerebrale ischemico, noto anche come infarto cerebrale, è il tipo di ictus diagnosticato più di frequente, circa l'80 - 85 per cento di tutti gli ictus. Le cause scatenanti sono legate ad un ostacolamento del flusso sanguigno diretto al cervello causato da un restringimento progressivo o dalla chiusura improvvisa di un'arteria. Gli ictus di tipo emorragico rappresentano invece il 15 - 20 per cento di tutti gli ictus, le cause sono differenti dal precedente e sono legate alla rottura di un'arteria cerebrale, una situazione che può essere dovuta o per un aumento della pressione arteriosa o per la presenza di una malformazione congenita dell'arteria.

Fino ad oggi si pensava che l'ictus cerebrale ischemico colpisse in modo apparentemente inaspettato. In seguito ai risultati di questi ultimi studi si è invece constatato che è possibile prevenirlo con diagnosi e terapie mediche già disponibili sul mercato, questo aspetto è di notevole importanza e bisognerà incrementare le conoscenze non solo dei medici ma anche dei pazienti. Leggendo i dati pubblicati sul Journal of Neurological Sciences si apprende che una delle cause scatenanti è l'ipertensione, purtroppo una patologia spesso sottovalutata e non adeguatamente trattata.

Questa ricerca che rivoluzionerà sicuramente l'approccio verso l'ictus cerebrale, ha coinvolto 22 ospedali in 7 paesi europei: Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Ungheria, Spagna e Portogallo. La parte italiana della ricerca è stata coordinata da Antonio Di Carlo dell'Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (In-Cnr) e da Domenico Inzitari e Maria Lamassa dell'Università di Firenze, insieme a Charles Wolfe del King's College di Londra.

Nei Paesi occidentali, l'ictus è una delle prime cause di morte e la prima di disabilità permanente in soggetti adulti. Solo nel nostro paese ne sono affette circa 730.000 persone. Ogni anno si verificano 150.000 nuovi casi e 35.000 persone che avevano già avuto un ictus ne hanno un altro. Di questi, 70.000 muoiono entro il primo anno e 50.000 restano con invalidità permanenti.

Antonio Di Carlo spiega che l'ipertensione arteriosa e la fibrillazione atriale, un'importante aritmia cardiaca, sono risultati i fattori di rischio più rilevanti per lo sviluppo delle forme più gravi di ictus cerebrale ischemico, come quello derivante da un infarto totale o parziale che interessa i vasi della parte anteriore del circolo cerebrale.

Il coordinatore del progetto Italiano sottolinea che nel nostro Paese oltre un terzo degli anziani ipertesi non è trattato, e circa la metà dei pazienti trattati non ha un controllo soddisfacente della pressione arteriosa. L'ipertensione arteriosa colpisce oltre il 60% degli over 65. La fibrillazione atriale, una delle più frequenti e rilevanti aritmie cardiache, interessa circa l'1% della popolazione, con punte superiori al 13% negli ultra ottantenni, ed è associata ad un aumento considerevole del rischio di eventi cardioembolici. Lo studio mette dunque in risalto l'importanza di questi due fattori di rischio e le necessità di una più efficace prevenzione.

Di Carlo evidenzia inoltre un altro dato molto importante emerso dalla ricerca, nei soggetti con la forma più grave di ictus, la fibrillazione atriale era presente nel 24,2% dei pazienti, ma un'efficace terapia anticoagulante per la prevenzione degli episodi embolici era effettuata solo nel 3,3% dei casi. Un dato, questo, ancora più rilevante se si considera che lo studio ha dimostrato che la forma più grave di ictus si associa ad una mortalità a tre mesi di circa sei volte più alta rispetto alle forme più lievi, e ad un rischio di disabilità ed handicap triplicato.

Per chi volesse avere maggiori informazioni può mettersi in contatto direttamente il Prof. Antonio Di Carlo, Istituto di Neuroscienze del Cnr, Firenze - Tel. 055.4223341.

Fonte: Cnr

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