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Parto cesareo, in aumento fra le donne italiane

Parto cesareo

Il parto cesareo continua a rubare spazio a discapito del parto naturale. In Italia i parti cesari sono passati da una media nazionale del 29,9 per cento del 1999-2000, al 32,2 per cento nel 2004 / 05. I dati sono emersi dall'indagine Istat "Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari", un'indagine campionaria che viene svolta periodicamente con una cadenza di circa cinque anni. Detta indagine non esamina unicamente un aspetto particolare nel campo della sanità ma analizza a 360° le condizioni di salute di tutta la popolazione.

L'indagine è molto importante in quanto fornisce numerose informazioni sulle condizioni di salute della popolazione, sulla presenza di malattie croniche, sulla disabilità, sul consumo di farmaci, sull'utilizzo del tempo libero, sul consumo di tabacco, su Gravidanza e allattamento, sul ricorso ai servizi sanitari per tipologia degli stessi e sulla disabilità, sull'abitazione della famiglia e sulle reti di aiuto ricevuti dalla famiglia. In quest'articolo esamineremo unicamente i dati relativi alla maternità e ai tipi di parto.

Anche se la maggior parte delle donne in gravidanza preferirebbe partorire in maniera naturale, in Italia continua ad aumentare il numero dei parti cesarei, un trend che ha portato il nostro paese ad essere il primo a livello europeo per questa tipologia di intervento. I parti cesarei, sono particolarmente frequenti nel sud dove si raggiunge una media del 45,4 per cento con picchi come quelli registrati in Campania dove si sfiora addirittura il 60 per cento. Un fenomeno preoccupante se si pensa che secondo l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità), in un paese come l'Italia dove spesso non si partorisce in un'età giovanissima, il ricorso al parto cesareo non dovrebbe superare il 20 per cento.

L'Italia presenta numeri più alti anche rispetto a Stati Uniti (27,5 per cento dei parti) e Canada (21,2 per cento) , fra i paesi dove il ricorso al parto cesareo è nettamente inferiore troviamo invece Olanda e Danimarca con percentuali che si aggirano intorno al 13,5 per cento.

Osservando i dati dell'indagine si nota come il ricorso al taglio cesareo è legato nel 43,3 per cento dei casi a disturbi gravi verificatisi durante il periodo della gravidanza, in particolare per chi ha sofferto di gestosi o di ipertensione durante i nove mesi della gestazione. La gestosi è una sindrome clinica che compare nella seconda metà della gravidanza, caratterizzata da aumento della pressione arteriosa (ipertensione), perdita di proteine con le urine (proteinuria) e gonfiori agli arti inferiori (edemi).

Secondo l'Istat, l'elevato numero di parti cesarei registrati in Italia, rappresenta un segnale di eccessiva medicalizzazione. Un altro aspetto riscontrato durante l'analisi dei dati, riguarda l'incidenza di cesarei nelle strutture private dove si registrano delle percentuali particolarmente alte rispetto alle strutture pubbliche. Nel privato, infatti, si sfiora una media del 57 per cento, un dato superiore di ben 23 punti rispetto alle strutture pubbliche già di per se nettamente superiori alle percentuali del resto d'Europa.

Stando a un campione di donne intervistate, l'87,7 per cento preferirebbe un parto spontaneo, solo il 5 per cento sceglierebbe un parto cesareo. Per ridurre le probabilità di un ricorso ad un taglio cesareo, i corsi di preparazione al parto rappresentano un valido supporto. Osservando sempre le statistiche, si nota come solo il 27,6 per cento delle future mamme che hanno frequentato un corso hanno poi partorito con un taglio cesareo, contro il 41,5 per cento di quante non vi hanno partecipato.

Di certo non si può dire che le donne italiane non godano di un buon livello di assistenza in gravidanza; la maggior parte di loro si sottopone, infatti, a visite ed accertamenti nei primi mesi di gestazione ed è stata informata sulle tecniche di diagnosi prenatale. Si è passati però da un periodo dove l'assistenza non era sempre ai massimi livelli a un aumento eccessivo dei controlli a volte non sempre necessari. Per esempio, il protocollo nazionale raccomanda al massimo 3 ecografie in caso di gravidanze fisiologiche, osservando i dati raccolti si nota invece come ben il 78,8 per cento delle donne ha fatto oltre 3 ecografie, un incremento di oltre tre punti rispetto al 1999 - 2000, sale anche il numero delle donne che effettuano addirittura 7 o più ecografie passando dal 52,7 per cento al 56,4 per cento. Anche in questo caso un eccessivo numero di controlli si riscontra in prevalenza tra le gestanti seguite da ginecologi privati.

Un altro fenomeno in crescita evidenziato dai dati raccolti durante l'indagine, è la presenza dei padri in sala parto. Tra le donne che hanno avuto un parto naturale, la presenza dei padri al momento della nascita del bambino è cresciuta nel Nord-Ovest e nel Nord-Est raggiungendo rispettivamente l'87,8 e l'83,9 per cento. Numeri più bassi si registrano nel Sud dove la percentuale si attesta sul 31,1 per cento, e nelle isole dove si arriva al 47,1 per cento.

Oltre alla sempre più ampia presenza dei padri durante il parto, un altro aspetto positivo riguarda l'allattamento. Il numero delle donne che allattano al seno il proprio bambino rimane pressoché invariato rispetto ai dati relativi al 2000, una percentuale che si attesta intorno all'81,1 per cento, cresce però la durata media del periodo di allattamento che passa dai 6,2 mesi di media ai 7,3. Anche in questo caso le percentuali variano a seconda delle zone, nell'Italia insulare si ha il valore più basso con il 74,2 per cento, valori più alti sono registrati invece nel nord est dove si arriva al'86,1 per cento.

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