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Test prenatale per prevenire il rischio di emorragia cerebrale - Grazie a un test prenatale è possibile identificare i feti a rischio di danno celebrale ed emorragia cerebrale neonatale con un semplice prelievo di sangue...

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Test prenatale per prevenire il rischio di emorragia cerebrale

Test prenatale: emorragia cerebrale

Grazie a un test prenatale è possibile identificare i feti a rischio di danno celebrale ed emorragia cerebrale neonatale con un semplice prelievo di sangue dalla madre. Questo particolare test, frutto della collaborazione di diversi centri di ricerca italiani, consente di prevedere se il bambino andrà incontro ad una emorragia cerebrale dopo la nascita, una previsione che consentirà di intervenire preventivamente sull'emorragia.

L'obiettivo dello studio che ha portato alla realizzazione di questo nuovo test era quello di esaminare i feti con problemi intrauterini e se i bambini che stavano per nascere e che mostravano un ridotto accrescimento potessero andare incontro alla temuta emorragia cerebrale subito dopo la nascita. Allo studio hanno partecipato diversi ostetrici e neonatologi di cinque centri italiani del Dipartimento Ostetrico-Neonatale dell'Istituto Gaslini di Genova (diretto dal Professor Giovanni Serra) dell'Ospedale Garibaldi-Nesima di Catania, Anatomici dell'Università Cattolica di Roma, Ginecologi dell'Università "La Sapienza" di Roma e dell'Università di Siena.

I dettagli relativi alla ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica "Clinical Chemistry". Lo studio dimostra che a ventiquattro ore prima dal parto, quando gli altri parametri monitorati non consentono ancora l'acquisizione di informazioni attendibili, è possibile scoprire se il feto è a rischio emorragia cerebrale attraverso la proteina S100B, questa sostanza è presente nel sistema nervoso e aumenta in modo significativo nei neonati che possono rischiare questo tipo di problema.

Durante alcune gravidanze può capitare che il flusso del sangue dalla madre al feto sia insufficiente, in queste situazioni potrebbero verificarsi delle circostanze che comportano uno scarso apporto di ossigeno e nutrimento necessario allo sviluppo del feto, di conseguenza si ha un ridotto accrescimento intrauterino. Una situazione di questo tipo è meno rara di quanto si possa pensare, è infatti responsabile di circa il 40 per cento dei difetti neurologici fetali per lo più dovuti ad emorragia cerebrale.

Anche se gli studi sulla proteina S100B non hanno permesso ancora di comprendere appieno il suo ruolo biologico, già in passato si erano apprese delle informazioni molto utili. Nel 2004, una ricerca condotta dagli stessi autori di questo studio e pubblicata sulla rivista scientifica Lancet, aveva evidenziato l'utilità del suo dosaggio nei liquidi biologici in quanto poteva essere usata come marcatore di lesione del sistema nervoso nel feto o nel neonato. Grazie a quei risultati si era studiato un test diagnostico in grado di identificare già nel secondo trimestre di gravidanza i feti a rischio di danno cerebrale e di morte intrauterina.

Grazie a questo nuovo studio si fa un ulteriore passo in avanti, ora si può a individuare il momento esatto in cui si potrebbe verificare un danno celebrale nel feto, una previsione molto utile perché in gravidanze particolari si può decidere se far nascere il bambino prima per evitare che venga al mondo con problemi neurologici. Un altro aspetto importante è che per la realizzazione del test non occorre prelevare liquidi biologici dal feto, ma basterà un campione di sangue della madre.

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