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La percezione delle distanze - La maniera in cui gli esseri umani percepiscono le distanze è il tema fondamentale della psicofisica

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La percezione delle distanze

percezione delle distanze

La maniera in cui gli esseri umani percepiscono le distanze è il tema fondamentale della "psicofisica", quella branca della scienza che mette in relazione gli stimoli fisici con gli effetti che questi producono nella nostra mente.

Si pensa che il cervello utilizzi una combinazione di informazioni binoculari e monoculari per calcolare le distanze. Una particolare informazione monoculare è la "declinazione angolare": inconsciamente l'osservatore misura l'angolo tra il terreno e la sua linea visuale con un oggetto. Quindi il cervello compie un calcolo trigonometrico valutando la distanza con notevole precisione.

Fino ad ora l'ipotesi della declinazione angolare era rimasta appunto solamente un'ipotesi. Ma Teng Leng Ooi e i suoi colleghi hanno dato prova evidente che la declinazione angolare costituisce un'informazione vitale nel nostro calcolo per la distanza. Essi hanno mostrato come, se viene alterata la declinazione angolare di un oggetto, viene modificata anche la percezione della distanza.

Ooi e altri hanno analizzato la situazione in cui la percezione visiva veniva alterata da un prisma, che distorceva la declinazione angolare. Normalmente un osservatore può calcolare la distanza d da un oggetto dall'altezza h dell'occhio dal terreno e dalla declinazione angolare (a) al di sotto dell'orizzonte, cioè l'angolo tra la linea d'orizzonte e la linea visiva con l'oggetto, con la relazione trigonometrica d=h/tan(a). Ma se la visuale dell'osservatore viene distorta da un prisma, la declinazione angolare varia e la distanza calcolata risulta ridotta o aumentata. Comunque il cervello dell'osservatore si adatta in fretta a questa nuova situazione, calcolando uno spostamento in alto o in basso del livello visivo (di h) che permetterà il calcolo corretto della distanza. Ma quando il prisma viene rimosso, questo adattamento persiste: la declinazione angolare risulta ancora modificata e la distanza dell'oggetto viene calcolata nuovamente in eccesso o in difetto.

Gli esperimenti condotti da Ooi e dalla sua squadra confermano queste teorie. Questa è "la prova più evidente che la declinazione angolare costituisce un elemento determinante nella percezione delle distanze", illustra Jack Loomis in una nota di commento dello studio. Questo ci aiuterà a capire come ci muoviamo ed agiamo in uno spazio tridimensionale, prosegue Loomis, ed a "sviluppare una grafica realistica con i calcolatori, compresa la realtà virtuale".

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