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La cleptomania - Persone cleptomani che con il furto compensano situazioni d'angoscia e depressione

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La cleptomania

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Piccoli furti di ciprie, rossetti, peluche, accendini di valore e altre chincaglierie, sono all'ordine del giorno nei negozi e in particolar modo nei supermercati. Chi ruba? Ladruncoli, ma non solo! Persone depresse che, consapevoli del rischio che corrono, non riescono a reprimere la tentazione, persone cleptomani che con il furto compensano situazioni d'angoscia e depressione. È un po' come per i soggetti normali che in situazioni di cattivo umore fanno spesso spese inutili ed esagerate, i cleptomani compensano le loro angosce con il furto. "Rientra in un insieme di persone solo parzialmente in grado di intendere e di volere, obbligati dal bisogno e dall'impulso incontenibile e irresistibile ad appropriarsi di cose non loro", afferma il prof. Guglielmo Gulotta, avvocato penalista presso il Foro di Milano e Ordinario di Psicologia Giuridica presso l'Università degli Studi di Torino. Il furto del cleptomane non va confuso con un furto normale, non intervengono premeditazione, episodi di scasso o violenza, il cleptomane ruba perché spinto da un impulso irrefrenabile e ruba qualcosa che potrebbe tranquillamente acquistare. È difficile interpretare il meccanismo che scatena un simile disturbo, se ne dà un'interpretazione simbolica: il cleptomane vive un rapporto conflittuale con la realtà sociale, sente che qualcosa gli è dovuto, fa proprio un oggetto qualsiasi per soddisfare le sue insicurezze. Il disturbo è ricorrente ma è difficile da diagnosticare, capire se il ladro è cleptomane o un individuo psicologicamente normale; curare la cleptomania non è semplice, occorre far fronte alla depressione che la scatena con farmaci e psicoterapia.

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