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Nuovi passi nella clonazione - Gli scienziati hanno individuato la radice dei problemi della clonazione

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Nuovi passi nella clonazione

Nuovi passi nella clonazione

Gli scienziati hanno individuato la radice dei problemi della clonazione.

Malgrado i progressi tecnologici, due sono i principali problemi che continuano ad affliggere il campo della clonazione animale: pochi cloni sopravvivono alla nascita e quelli che vi riescono diventano grottescamente obesi. La radice di questi problemi è rimasta un mistero, per o meno fino ad oggi.

Un nuovo studio condotto dall'istituto Whitehead rintraccia la loro origine in due diverse sedi, riferendo che mentre la bassa percentuale di sopravvivenza è dovuta al background genetico della cellula donatrice, la crescita eccessiva sia invece il risultato delle odierne procedure di clonazione.

Queste nuove scoperte si aggiungono alle conoscenze fondamentali necessarie per un miglioramento dell'efficienza delle operazioni di clonazione e per la comprensione del perché così pochi cloni riescono a sopravvivere diventando degli adulti sani.

"Questi risultati sono importanti in quanto identificano due distinti problemi che noi ricercatori abbiamo bisogno di focalizzare, se vogliamo superare gli ostacoli che intralciano la tecnologia della clonazione. Ora i ricercatori possono trattarle come due questioni separate" afferma Kevin Eggan, primo autore sulla carta e studente laureato al Jaenisch lab. La clonazione ha catturato l'attenzione dei biologi per i suoi potenziali benefici - la creazione di cellule e tessuti per rimpiazzare quelli malati, il recupero delle specie estinte, la costruzione di modelli animali che imitano le malattie umane e la generazione di mandrie di animali agricoli superiori. La procedura di clonazione comporta la rimozione del nucleo, o centro di comando genetico, di una cellula uovo e la sua sostituzione con un nucleo di una cellula adulta. L'ovulo rimodella l'orologio evolutivo della cellula adulta al suo stato embrionale dando vita ad un nuovo organismo geneticamente identico al suo donatore adulto. In pratica, comunque, questa procedura in teoria semplice si è dimostrata problematica. Come anticipato, gli animali clonati e la placenta che li nutriva nel grembo materno risultavano spesso drammaticamente dilatati rispetto alle loro controparti naturali. Gli animali spesso soffrivano di disturbi tali da condurli alla morte entro poche ore dalla nascita. Questi problemi fanno si che solamente l'1-5% degli animali clonati riesca a sopravvivere fino allo stadio adulto. La ragione di queste complicazioni è rimasta a lungo un mistero, facendo nascere notevoli preoccupazioni riguardo al processo stesso di clonazione.

Sempre al Jaenisch lab è stato scoperto che il background genetico del nucleo donatore influisce sulle possibilità di sopravvivenza, indipendentemente dalla procedura di clonazione. Quando gli scienziati hanno effettuato uno studio comparativo tra i cloni ottenuti da cellule di topi nati dall'accoppiamento tra consanguinei e quelli nati invece da coppie non imparentate, solo questi ultimi sono sopravvissuti fino all'età adulta. "deve esserci uno specifico gene per la sopravvivenza nelle cellule dei topi sopravvissuti, che protegge dagli effetti dannosi della manipolazione dei processi di clonazione. La sfida sta ora nell'individuare questi geni", dice Eggan.

Al Jaenisch lab è stato inoltre testato se il processo meccanico di rimozione del nucleo dalle cellule, e il trapianto di questo nella cellula uovo, sia in effetti la causa dei problemi di sviluppo del clone. Nella sperimentazione i ricercatori hanno utilizzato delle cellule embrionali staminali, che hanno la particolare capacità di dare vita ad un intero organismo senza dover ricorrere alla procedura di clonazione. I ricercatori hanno concluso che gli animali sviluppatisi dalle cellule embrionali di topo non erano troppo cresciuti alla nascita, mentre le cellule staminali embrionali utilizzate nella procedura di clonazione hanno dato vita ad animali "sovrabbondanti". Questi risultati possono far luce su fenomeni simili osservati nella clonazione di altri animali come bovini, pecore, maiali e capre, conclude Eggan.

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