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Etica e clonazione - Etica e clonazione, inserire un embrione umano nell'utero di una donna

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Etica e clonazione

Etica e clonazione

Di recente un équipe medica ha dato la notizia che entro 18 mesi potranno inserire un embrione umano nell'utero di una donna, questa operazione richiederebbe ulteriori miglioramenti ma con le dovute attenzioni non si correrà nessun rischio. Dopo l'ormai famosa clonazione della pecora Dolly realizzata nel 1997 inserendo il codice genetico di una pecora adulta all'interno di un ovulo vuoto e facendo si che questo si sviluppasse in un embrione, altri scienziati sono riusciti a clonare vermi, gatti e bovini utilizzando la stessa tecnica. Anche se gli esperimenti sulla clonazione sono ormai diffusi ci sono ancora delle percentuali di fallimento altissime che si aggirano intorno al 98%. Spesso i tentativi effettuati si sono risolti in nascite fallite o in cloni con difetti genetici come organi di dimensioni troppo elevate o cuori e sistemi immunitari deboli. "Clonare è oggi una questione del tutto casuale" dice Ron Green, professore di etica e religione al Dartmouth College. Vi sono poi le problematiche che sorgono quando si tratta con persone e non più con animali, come evitare la nascita di bambini gravemente deformi. Panayiotis Zavos dell'Università del Kentucky, lo scienziato che ha dichiarato la sua intenzione di portare avanti la clonazione umana, ha annunciato insieme ai suoi colleghi di voler interrompere con l'aborto qualsiasi gravidanza che in qualche modo appaia non andare avanti correttamente anche se il medico Green sostiene che non sempre le malformazioni possono essere evidenti nelle prime fasi di sviluppo della creatura. "Gran parte dei problemi sorti con le prove sugli animali non erano visibili a livello di feto. Ci si ritroverebbe quindi con un bambino malato che non può però essere semplicemente trattato come un esperimento di laboratorio". Zavos sostiene che c'è un reale bisogno della tecnologia di clonazione umana, in particolare a vantaggio di quelle coppie incapaci di concepire figli in altri modi. E, sostiene, esiste una maniera responsabile di utilizzarla.

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