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Il villaggio dei cloni

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Somiglianze straordinarie tra gli abitanti di un paesino in Brasile

Macché cloni e laboratori di scienziati scozzesi o americani: il segreto per riprodurre gli esseri umani più simili fra loro lo detiene forse un gruppo di espatriati tedeschi in Brasile.

Sono 349 e vivono in un remoto villaggio dello stato meridionale di Rio Grande do Sul, a un centinaio di chilometri dal confine argentino, tramandandosi per misteriose vie genetiche una somiglianza straordinaria, unica al mondo.

Fra loro, come ha potuto ultimamente riscontrare un inviato della rivista tedesca 'Der Spiegel', vi sono ben 44 gemelli: tutti somigliantissimi ai loro genitori.

Il tasso di parti gemellari in questo campione etnico - insediatosi nel villaggio di Linha Sao Pedro, presso il comune di Candido Godoi - è del 16 per cento, mentre la media sul pianeta è dell'1,2 per cento, con punte del quattro in certe zone della Nigeria. Il mistero è accresciuto dal fatto che nel resto del Brasile la media dei gemelli è addirittura inferiore a quella mondiale.

Già da qualche tempo sul fenomeno si sono focalizzati i microscopi degli studiosi del dipartimento di genetica alla facoltà di medicina dell'università di Porto Alegre. Gli scienziati hanno tentato di scoprire un'anomalia nella struttura del Dna dei gemelli confrontandola con quella di altri abitanti del villaggio: invano. A nulla è servita finora nemmeno l'estensione degli esami comparativi su varie generazioni. Né il fatto che un terzo dei gemelli siano monozigoti (derivino cioè da un solo ovulo) è servito agli studiosi per stabilire se l'origine del fenomeno sia genetica o vada invece ricercata in una causa esterna. Fra la popolazione locale si sono diffuse del resto le teorie più fantasiose: c'è chi afferma che la prolificità gemellare sia un effetto del tè locale sull'organismo degli immigrati, mentre altri mettono in questione le acque di un ruscello che scorre presso Linha Sao Pedro.

C'è addirittura chi scomoda la psicanalisi per sostenere fantasiosamente che i parti plurimi sarebbero dovuti a una sorta di emulazione inconscia fra le madri.

Per il direttore del dipartimento di genetica, il professor Roberto Giugliani, è più probabile che la soluzione dell'enigma vada cercata nell'isolamento degli immigrati tedeschi, spesso discendenti da un ristretto numero di famiglie.

La consanguineità, per Giugliani, potrebbe avere evidenziato una propensione alla generazione di gemelli come in altri casi può evidenziare le malattie ereditarie. Fra i 34 discendenti di un certo Anton Giel, emigrato in Brasile meridionale nel 1862, si contano per esempio ben sette coppie di gemelli.

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