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Il rischio di tumore alla prostata diminuisce con l'autoerotismo

Dolore alla prostata e tumore

La masturbazione può migliorare la salute della prostata? Stando ai risultati di alcuni studi medico-scientifici la risposta è si, l'autoerotismo può ridurre significativamente la probabilità di sviluppare un tumore alla prostata. I benefici sono riscontrati in particolar modo negli uomini che non hanno dei rapporti regolari. Un po' di luce sull'argomento è stata fatta nel corso di un'indagine che ha visto la collaborazione del Cancer Council Victoria di Melbourne (Australia) , la University of Western Australia, l'Istituto Europeo di Oncologia e la University of Otago (Nuova Zelanda). I risultati dell'indagine sono stai pubblicati sul BJU International (S. factors and prostate cancer - Doi: 10.1046/j.1464-410X.2003.04319.x).

Graham G. Giles, primo autore dello studio, spiega che grazie a un'eiaculazione frequente si evita che eventuali sostanze cancerogene possano accumularsi nella ghiandola prostatica. Nelle persone che hanno dei rapporti frequenti il ricambio del liquido seminale è abbastanza regolare, nelle altre persone questo non avviene ma si può ottenere mediante l'autoerotismo.

Per condurre l'indagine che mette in relazione la masturbazione con il tumore alla prostata, sono stati arruolati 1079 uomini con un tumore alla prostata e 1259 individui sani. Tutti i partecipanti, con un'età compresa tra i 19 e i 70anni, dovevano compilare un questionario con diverse domande inerenti le loro abitudini sessuali nei vari periodi della vita a partire dall'adolescenza.

Gli esperti spiegano che studi precedenti avevano dimostrato che un elevato numero di rapporti con partner diverse era legato ad un aumento del pericolo di sviluppare il cancro alla prostata, un pericolo che però non era legato al numero di rapporti in se ma al fatto che l'elevato numero di partner diverse esponeva ad un maggior rischio di contrarre patologie che potevano contribuire alla comparsa della neoplasia prostatica.

Dall'analisi dei nuovi dati si è potuto osservare che gli uomini che hanno un'intensa attività tra i venti i cinquant'anni, hanno meno probabilità di sviluppare la malattia. In particolar modo, si è scoperto che gli uomini che eiaculavano più di cinque volte a settimana, intorno ai 20 anni, avevano circa il 33 per cento di probabilità in meno di sviluppare il tumore alla prostata rispetto a quelli che eiaculavano meno di tre volte nel corso di una settimana.

Secondo Graham G. Giles, l'effetto che si ottiene sull'organismo è assimilabile a quello che avviene nelle donne con l'allattamento materno. Diversi studi hanno infatti dimostrato che le mamme che allattano al seno presentano una minore probabilità di contrarre il cancro alla mammella.

Per quanto riguarda il tumore alla prostata, l'effetto protettivo del fenomeno eiaculatorio potrebbe essere ricondotto al frequente flussaggio dei dotti deferenti. Un processo fisiologico che, limitando il ristagno delle sostanze che sono all'interno del liquido seminale, previene possibili trasformazioni cellulari.

Quello che emerge dallo studio è quindi l'importanza della frequenza di eiaculazione nel tempo, non importa se essa sia una conseguenza di una pratica di autoerotismo o sia dovuta a un rapporto. Per diminuire il rischio di tumore alla prostata è importante evitare il ristagno per lunghi periodi del liquido seminale.

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