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Dieta per diabete e proprietà del caffè - In una dieta per il diabete potrebbe essere utile includere il caffè, tale bevanda non solo contribuisce a prevenire l'insorgenza della malattia ma aiuta anche a tenere sotto controllo la glicemia

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Dieta per diabete e proprietà del caffè

Caffè e diabete

In una dieta per il diabete potrebbe essere utile includere il caffè, tale bevanda non solo contribuisce a prevenire l'insorgenza della malattia ma aiuta anche a tenere sotto controllo la glicemia (la concentrazione di glucosio nel sangue). L'effetto protettivo non è però riconducibile alle proprietà della caffeina ma a un'altra sostanza bioattiva presente nel caffè, il cafestolo (cafestol in inglese). Il dato è emerso nel corso di un'indagine condotta da un gruppo di ricercatori del policlinico universitario di Aarhus (Danimarca). I risultati dello studio, coordinato da Søren Gregersen, sono stati pubblicati sul Journal of Natural Products (Cafestol, a Bioactive Substance in Coffee, Has Antidiabetic Properties in KKAy Mice - Doi: 10.1021/acs.jnatprod.7b00395).

Sono numerosi gli studi che hanno esaminato il legame tra caffè e diabete, grazie ad ognuno di essi si scopre però qualche informazione in più, utile a far chiarezza sui processi fisici e metabolici che possono aiutare a prevenire una patologia sempre più diffusa. In una ricerca, condotta da un gruppo di esperti Harvard University, si era scoperto che un aumento del consumo della bevanda nel corso degli anni (bevendo ad esempio una tazzina in più al giorno) poteva aiutare a ridurre considerevolmente il rischio di contrarre il diabete di tipo 2. Questa indagine, pubblicata sulla rivista Diabetologia (Changes in coffee intake and subsequent risk of type 2 diabetes: three large cohorts of US men and women - Doi: 10.1007/s00125-014-3235-7), aveva però esaminato solo l'impatto del consumo della bevanda sulla probabilità di sviluppare la malattia senza addentrarsi sulle sostanze che generavano tale protezione.

L'analisi condotta dai ricercatori di Harvard, sebbene di tipo statistico, è comunque molto interessante perché ha permesso di scoprire che basta aumentare l'assunzione di caffè di appena una tazzina al giorno per ridurre, nell'arco di quattro anni, il rischio d'insorgenza del diabete dell'11 per cento. La ricerca danese dimostra però che il caffè non è utile solo per prevenire il diabete, può infatti essere un valido aiuto per i pazienti diabetici (quindi già colpiti dalla patologia) perché il cafesolo contenuto nella bevanda promuove la produzione di insulina e, di conseguenza, il controllo glicemico.

Fredrik Brustad Mellbye, primo autore dello studio, spiega che la sperimentazione ha coinvolto per un periodo di 10 settimane tre gruppi di topolini con un alto rischio di ammalarsi di diabete. Ad un gruppo, quello di controllo, non è stata somministrata nessuna sostanza addizionale alla normale dieta, agli altri due gruppi sono stati invece somministrati rispettivamente 1,1 e 0,4 milligrammi al giorno di cafestolo.

Glicemia e cafestolo

Al termine delle 10 settimane, gli esami di laboratorio hanno evidenziato che i topolini che avevano assunto il cafestolo, rispetto al gruppo di controllo, presentavano una riduzione media della glicemia tra il 28 e il 30 per cento. Inoltre, il gruppo che aveva assunto la dose maggiore di cafestolo presentava un aumento di ben il 42 per cento della sensibilità all'insulina (l'ormone che controlla il glucosio nel sangue). Questi dati sono molto interessanti perché dimostrano che il caffè non solo può essere utile per ridurre il rischio di ammalarsi di diabete, ma può essere anche un "rimedio naturale" per chi è già ammalato. I topolini che assumevano il cafesolo hanno quasi raddoppiato, con un incremento medio tra il 75 e l'84 per cento, la loro produzione di insulina.

Un altro studio di tipo revisionale (Coffee Consumption and Disease Correlations - Doi: 10.1080/10408398.2017.1369391), pubblicato sulla rivista Food Science and Nutrition, ha invece evidenziato che gli acidi clorogenici e un gruppo di alcoli diterpenoidi caratteristici del caffè sono anch'essi in grado di ridurre il rischio di diabete di tipo 2 ma non solo. Tali sostanze bioattive contribuiscono anche a prevenire l'obesità e alcune tipologie di tumore.

Caffè e diabetici

Caffè e diabetici

Un diabetico può bere il caffè? Quando in gioco c'è la salute nessuna domanda è banale, sopratutto se in passato ci sono state delle ricerche che hanno concluso che nei diabetici il consumo di caffè poteva influire sulla capacità di metabolizzare il glucosio. Numerosi studi successivi, tra i quali uno condotto su un gruppo di 3497 uomini diabetici da un team di ricercatori della Harvard School of Public Health, hanno però dimostrato che una o più tazzine della bevanda sono sicure per la salute anche in chi è affetto da diabete.

Tutti i pazienti diabetici sono stati seguiti per quasi 20anni, dal 1986 al 2004, e, all'inizio dello studio, nessuno presentava malattie cardiovascolari. Al termine del periodo di follow-up, incrociando tutte le informazioni raccolte, si è scoperto che il consumo di caffè, anche nei casi in cui si bevevano tre o più tazzine al giorno, non incideva in modo significativo sul rischio di malattie cardiache, ne su altre patologie, rispetto ai pazienti che non bevevano caffè.

Una conferma arriva anche dai risultati di un'indagine dell'Istituto Nazionale di Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione, l'attuale CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria). Lo studio, noto con il nome "Un possibile meccanismo d'azione del caffè nella prevenzione del diabete", ha concluso che la bevanda nera è un valido alleato contro il diabete.

Anche in quest'occasione si è rilevato che il merito non è della caffeina ma di altri composti fenolici presenti nel caffè (acido caffeico, acido clorogenico e acido ferulico) in grado di inibire alcuni enzimi coinvolti nella digestione dei carboidrati (a-glucosidasi). L'abitudine italiana di concludere il pranzo o la cena con un caffè, sia normale che decaffeinato, sembra essere quindi una buona pratica utile per tenere bassi i livelli della glicemia dopo i pasti. Gi esperti spiegano infatti che l'inibizione della digestione dei carboidrati può avvenire solo se questi vengono assunti contemporaneamente al caffè.

Ovviamente, in caso di diabete, bisogna prestare attenzione all'uso dello zucchero. Il consiglio degli esperti è quello di assumerlo preferibilmente amaro o, al massimo, con un eventuale dolcificante suggerito dal diabetologo. La risposta alla domanda "Un diabetico può bere il caffè?" è quindi si, visti anche i risultati della ricerca pubblicata sul Journal of Natural Products che evidenziano come il cafestolo contenuto nella bevanda sia utile per tenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue.

Cafestolo, caffè e colesterolo

Caffè e colesterolo

Uno studio norvegese degli anni 80 aveva evidenziato un possibile legame tra il consumo di caffè e il tasso plasmatico di colesterolo. Una ricerca successiva, condotta da un team olandese negli anni 90, concluse che dietro alla liberazione del colesterolo LDL nel sangue c'era il cafestolo, un diterpene naturale contenuto nei chicchi di caffè. Sebbene un ipercolesterolemia non sia mai stata associata al consumo del caffè filtrato, alcune indagini hanno dimostrato come un caffè non filtrato, se bevuto in grandi quantità, può incidere sulla colesterolemia.

Gli amanti del caffè espresso, o quello casalingo fatto con la moka, non devono però preoccuparsi troppo dei livelli di colesterolo collegati al consumo della bevanda. Un innalzamento dell'un per cento della colesterolemia si ottiene infatti assumendo circa 3-4 mg di cafestolo, quantitativo che può essere raggiunto con un tipo di caffè americano (dove l'acqua calda viene versata direttamente sul caffè macinato) o con il caffè turco (dove il caffè macinato fine viene bollito più volte nell'acqua).

L'aumento del colesterolo LDL non è quindi collegato al semplice consumo del caffè ma al consumo di caffè preparato in un certo modo. Il caffè espresso che viene fatto nei bar e quello ottenuto con la moka presentano una bassa quantità di cafestolo compresa tra i 0,2 e i 0,6 mg per tazza. Un quantitativo abbastanza basso per influire sulla colesterolemia ma sufficiente per ottenere dei benefici sulla glicemia.

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