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Tumore al colon sopravvivenza, proprietà noci riducono le recidive - Dopo un intervento di tumore al colon, per aumentare la sopravvivenza, bisognerebbe integrare le noci nell'alimentazione

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Tumore al colon sopravvivenza, proprietà noci riducono le recidive

Dieta per il tumore al colon e noci

Dopo un intervento di tumore al colon, per aumentare la sopravvivenza, bisognerebbe integrare le noci nell'alimentazione. Ancora una volta uno studio evidenzia i potenziali effetti benefici della frutta secca a guscio, una classe piuttosto variegata di alimenti che aiutano a tenere lontane diverse patologie e condizioni fisiche quali: diabete di tipo 2, resistenza all'insulina, malattie cardiovascolari e obesità. A causa del suo elevato apporto calorico, spesso la frutta secca viene accusata di far ingrassare. Tuttavia per avere benefici non bisogna necessariamente mangiarne grandi quantità e, di conseguenza, può essere tranquillamente inserita in un piano alimentare equilibrato. Nel corso di una ricerca condotta presso il Farber Cancer Center di Boston si è rilevato che sono sufficienti poco meno di 60 grammi di noci a settimana per ridurre, dopo un intervento chirurgico per tumore al colon-retto, il rischio di recidive del 42 per cento e il rischio di morte del 57 per cento. I risultati dell'indagine (Nut consumption and survival in stage III colon cancer patients: Results from CALGB 89803 - J Clin Oncol 34, 2017 - suppl; abstr 3517) saranno presentati in occasione del congresso dell'American Society for Clinical Oncology (ASCO).

Temidayo Fadelu, primo autore dello studio e ricercatore presso il Dana-Farber Cancer Institute di Boston, spiega che non sono solo le proprietà delle noci a migliorare il tasso di sopravvivenza per il tumore al colon, gli stessi benefici si sono osservati anche con altra frutta secca quale: anacardi, mandorle, nocciole e pistacchi. Per arrivare a questa conclusione è stato monitorato il regime alimentare di un campione costituito da 826 persone alle quali è stato diagnosticato un cancro al colon al III stadio, uno stadio dove il tumore ha invaso uno o più linfonodi localizzati vicino all'intestino. Di solito i linfonodi sono i primi ad essere raggiunti dalle cellule neoplastiche nei casi in cui il tumore si diffonde al di fuori dell'intestino; quando poi vengono intaccati anche altri organi (solitamente fegato o polmone) si parla di cancro del colon-retto al IV stadio. Tutti le persone coinvolte nel follow-up erano state precedentemente sottoposte a un intervento chirurgico e a chemioterapia.

Dopo l'asportazione di qualsiasi tumore i pazienti sono sottoposti a un programma di follow-up post-operatorio, si tratta di una fase molto importante perché permette l'identificazione precoce di un tumore recidivo e, nel caso specifico del tumore al colon-retto, anche l'eventuale comparsa di nuove formazioni polipoidi. Di solito è prevista una visita trimestrale per i primi 24 mesi, questo perché, statisticamente, la maggior parte delle recidive tumorali sono rilevate entro i primi due anni dopo l'intervento chirurgico. Superato questo periodo, le visite di follow-up sono meno frequenti fino al quinto anno, successivamente il rischio di recidiva è prossimo allo zero. Le viste di controllo rimangono comunque importanti anche oltre il quinto anno. Il follow-up post operatorio è quindi importante non solo perché permette di individuare quei pazienti che sviluppano lesioni pre-cancerose o nuovi polipi, ma sopratutto perché consente di individuare precocemente l'eventuale recidiva locale o a distanza (metastasi), migliorando la probabilità di guarigione grazie a un trattamento tempestivo.

Analizzando le informazioni raccolte nel periodo di follow-up, e ripulendo i dati da eventuali fattori che possono influire sulla patologia, si è concluso che sono sufficienti due once a settimana, corrispondenti quasi a 57 grammi di noci, per ridurre il rischio di i recidive del 42 per cento e quello di morte del 57 per cento rispetto a chi non mangia questo frutto o altra frutta secca.

Nessun beneficio, per quanto riguarda il tasso di sopravvivenza dopo un intervento di tumore al colon, è stato invece rilevato in quelle persone che mangiavano noccioline (note anche come arachidi). Anche se le arachidi sono ricche di antiossidanti e 30 grammi al giorno per 4 volte alla settimana possono ridurre il colesterolo cattivo del 5 per cento, non sembrano avere nessun beneficio in campo oncologico. Il motivo potrebbe risiedere nel fatto che le noccioline appartengono alla famiglia dei legumi e, di conseguenza, sono coinvolte in processi metabolici differenti.

Attualmente, non si sa perché e in che modo le noci e la frutta secca a guscio in generale, riescano a migliorare la sopravvivenza dopo un tumore al colon. Gli esperti ipotizzano che il consumo di questi alimenti possa influire ad esempio sul modo in cui l'organismo rilascia l'insulina. Un fatto che potrebbe sembrare non correlato, ma alcune indagini hanno rilevato che elevati livelli di zucchero nel sangue possono aumenta il rischio di ammalarsi di tumore al colon-retto (A Nested Case-Control Study of Metabolically Defined Body Size Phenotypes and Risk of Colorectal Cancer in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition - Doi: 10.1371/journal.pmed.1001988).

Il prossimo passo dei ricercatori sarà quello di capire se ci sono delle noci che portano più vantaggi di altre, bisognerà inoltre valutare se effettivamente il beneficio è legato alla produzione di insulina o se c'è qualche altro meccanismo non ancora noto. Saranno inoltre valutati i possibili benefici nei diversi stadi della malattia, benefici che non potranno comunque sostituire le cure tradizionali ma saranno complementari ai trattamenti standard. Le noci non possono far guarire dal tumore ma possono migliorare ad esempio l'intervallo libero da malattia dopo il trattamento chemioterapico di prima linea e, di conseguenza, migliorare le aspettative di sopravvivenza.

Tumore al colon: incidenza e sopravvivenza

Tumore al colon sopravvivenza

Il tumore al colon retto, nei paesi occidentali, è la seconda neoplasia per incidenza e mortalità dopo il tumore al seno nelle donne, e la terza dopo il cancro al polmone e alla prostata nell'uomo. Rappresenta circa l'11,3 per cento di tutti i tumori maschili e l'11,5 per cento di quelli femminili. Anche se il tasso di mortalità è in calo, sopratutto grazie alla diagnosi precoce e alle nuove cure, ancora oggi sono molti i decessi collegati a questa neoplasia.

La probabilità di sopravvivenza varia molto a seconda dello stadio in cui viene diagnosticato. La sopravvivenza a 5 anni dopo una diagnosi di tumore al colon-retto può andare dall'87 al 94 per cento se si trova al primo stadio, per poi scendere man mano fino all'11-12 per cento nel caso di diagnosi al quarto stadio (un tumore che ha intaccato anche altri organi). Un tumore al colon IV stadio viene anche chiamato carcinoma colorettale metastatico.

La sopravvivenza, in caso di tumore al colon con metastasi, va mediamente dai 12 ai 30 mesi. Ancora oggi, purtroppo, la terapia per la malattia in fase metastatica difficilmente porta alla guarigione. Negli ultimi anni sono stati però compiuti enormi passi in avanti, sia per quanto riguarda i farmaci utilizzati per la chemioterapia (l'oxaliplatino e l'irinotecano si sono ad esempio dimostrati più efficaci rispetto ad altri farmaci chemioterapici di vecchia generazione),sia per l'introduzione di una nuova classe di farmaci che riescono a colpire meglio le cellule tumorali (farmaci a bersaglio molecolare).

I farmaci a bersaglio molecolare non sono utili in tutti i casi, ci si può avvalere della target-therapy solo in quei casi dove nelle cellule tumorali si rileva la presenza di specifici "marcatori" diagnostici, che indicano, a loro volta, la presenza, nel tumore, di uno o più bersagli molecolari.

Quando si utilizzava solo il 5-fluorouracile, un agente chemioterapico antitumorale della famiglia degli antimetaboliti, la sopravvivenza media era di circa 12 mesi, oggi si è invece passati a circa 2 anni, 2 anni e mezzo. In particolari casi, grazie a un'aderenza rigida alla terapia, si riesce anche a superare questo periodo e alcuni pazienti vivono anche più a lungo.

Nei casi in cui le metastasi sono limitate solo al fegato, dopo dei cicli di chemioterapia e/o radioterapia, il chirurgo può valuta un possibile intervento per asportare una porzione del fegato metastatico. Dopo l'intervento, la parte sana del fegato ricostruisce il resto dell'organo e, in una percentuale di pazienti che va dal 30 al 50 per cento, si raggiunge la guarigione. Risultati che sembravano impensabili solo agli inizi del 2000. Per maggiori informazioni sulla neoplasia potete consultare la scheda relativa al Tumore al colon retto.

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