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Proprietà del caffè: demenza senile e Alzheimer - Tre tazzine di caffè espresso, un quantitativo che si può bere tranquillamente in un giorno, contribuiscono a prevenire il declino cognitivo e la demenza senile

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Proprietà del caffè: demenza senile e Alzheimer

Donna che beve un caffè contro la demenza senile

Tre tazzine di caffè espresso, un quantitativo che si può bere tranquillamente in un giorno, contribuiscono a prevenire il declino cognitivo e la demenza senile. Già in precedenza altri studi avevano evidenziato potenziali effetti benefici per il cervello, derivanti dalla bevanda nera tanto amata dagli italiani, altre due ricerche confermano tali ipotesi e forniscono nuove informazioni. Il primo studio, coordinato da Mark A. Espeland, è stato pubblicato sulla rivista The Journals of Gerontology, Series A: Biological Sciences and Medical Sciences (Relationships Between Caffeine Intake and Risk for Probable Dementia or Global Cognitive Impairment: The Women's Health Initiative Memory Study - Doi: 10.1093/gerona/glw078).

Mark A. Espeland e colleghi spiegano che un quantitativo di 261 mg di caffeina al giorno, corrispondenti a circa tre tazzine di caffè espresso da 41 grammi, può prevenire la demenza e il declino cognitivo. Una conclusione frutto di un'indagine condotta su 6.467 donne con un'età che andava dai 65 anni in su.

Ira Driscoll, prima autrice dello studio e professoressa di psichiatria presso la University of Wisconsin-Milwaukee, evidenzia che le proprietà del caffè sono al centro di numerosi studi perché si tratta di una bevanda presente nella dieta di molte persone. Rappresenta quindi un elemento della dieta facilmente modificabile che, salvo particolari casi quali ad esempio la gravidanza o altri problemi di salute come l'ipertensione, presenta pochissime controindicazioni se non si superano determinati limiti (Quanti caffè al giorno possiamo bere senza avere problemi per la nostra salute? 3-4 tazzine).

I risultati di questa ricerca sono molto interessanti perché i dati riguardano un campione ampio e ben definito di donne. Annualmente le partecipanti allo studio dovevano sottoporsi a una serie di test per valutare le capacità cognitive, inoltre veniva analizzato il consumo di caffeina registrando i dati sull'assunzione di tre bevande in particolare: caffè, tè e cola. Durante i 10 anni di follow-up sono stati diagnosticati 388 casi di demenza o probabile demenza.

Incrociando le varie informazioni raccolte, si è rilevato che le donne amanti della caffeina presentano un rischio di ammalarsi di demenza, o di deficit cognitivo, ridotto del 36 per cento rispetto a chi non assume più di 64 milligrammi di caffeina al giorno (quantitativo corrispondente all'incirca a un caffè ristretto). Le donne che avevano i benefici maggiori erano quelle che assumevano quotidianamente circa 261 mg di caffeina, un quantitativo che può essere raggiunto bevendo tre tazzine di espresso, due tazzine di caffè fatto con la moka o cinque tazze da 200 ml di tè nero.

Formula e struttura della caffeina

Della caffeina si sono interessati anche alcuni ricercatori dell'Indiana University. Lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature (Screening with an NMNAT2-MSD platform identifies small molecules that modulate NMNAT2 levels in cortical neurons - Doi: 10.1038/srep43846), dimostra che la caffeina è in grado di aumentare l'attività dell'enzima NMNAT2 (nicotinamide nucleotide adenylyltransferase 2). Una molecola proteica che potrebbe avere un ruolo nella cura e nella prevenzione di malattie quali Alzheimer, Parkinson Huntington e SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica).

Precedenti ricerche avevano scoperto che l'enzima NMNAT2 riesce a proteggere il cervello impedendo la formazione di aggregati tossici per i neuroni. Gli studiosi hanno quindi analizzato 1.280 composti al fine di identificare quali sostanze potessero influire in maniera rilevante sulla produzione dalla nicotinamide nucleotide adenylyltransferase 2 (NMNAT2) nel cervello. Del totale, 24 sostanze in particolare presentavano le potenzialità per aumentare la produzione della molecola proteica. Di questi 24 composti uno, più di tutti, contribuiva ad aumentare la produzione dell'enzima: la caffeina.

Yousuf O. Ali, primo autore dello studio, spiega che alcune indagini hanno dimostrato che l'enzima NMNAT2 ha un duplice ruolo nel cervello: da una parte proteggere i neuroni dallo stress, dall'altra ostacola la formazione di particolari proteine collegate a malattie neurodegenerative quali Alzheimer, Parkinson, Huntington e SLA. Per avere una conferma del ruolo della caffeina, i ricercatori hanno somministrato la sostanza a topi geneticamente modificati in modo che presentassero un basso livello di NMNAT2. Il risultato è stato che i topi modificati, dopo la somministrazione della caffeina, iniziavano a produrre gli stessi livelli dell'enzima dei topi normali.

Chen Hui-Lu, coordinatore dello studio, evidenzia che questi risultati sono molto importanti perché forniscono nuove informazioni utili per ampliare le conoscenze sui processi cerebrali che sembrano causare naturalmente il declino di questa proteina. Oltre alle sostanze che promuovono la produzione dell'enzima NMNAT2, ne sono state identificate altre 13 che, al contrario, ne diminuiscono i livelli. Partendo da questi dati, in futuro, si potrebbero mettere a punto nuove terapie basate ad esempio sulla molecola della caffeina.

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