Liquirizia in gravidanza, si o no? - La liquirizia in gravidanza, che la si prenda per la pressione o solo per gola, sarebbe meglio evitarla per salvaguardare la salute del bambino

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Liquirizia in gravidanza, si o no?

Gestante che mangia liquirizia

La liquirizia in gravidanza, che la si prenda per la pressione o solo per gola, sarebbe meglio evitarla per salvaguardare la salute del bambino. Alcune donne potrebbero soffrire di pressione bassa in gravidanza e, alla ricerca di un rimedio naturale, iniziano a mangiare liquirizia. Diverse ricerche scientifiche hanno però evidenziato i potenziali rischi che si nascondono dietro a questo alimento. A mettere in guardia le donne in dolce attesa ci sono anche i dati di uno studio, condotto da un gruppo di ricercatori dell'Università di Helsinki, pubblicato sull'American Journal of Epidemiology (Maternal Licorice Consumption During Pregnancy and Pubertal, Cognitive, and Psychiatric Outcomes in Children - Doi: 10.1093/aje/kww172).

Le proprietà della liquirizia sono diverse, nelle persone "sane" e non incinta il loro consumo potrebbe essere un valido rimedio naturale contro la pressione bassa, aiuta in caso di problemi di digestione, può ridurre il senso di nausea, aiuta in caso di colesterolo alto, nella sindrome dell'intestino irritabile, ecc.. Alcuni di questi benefici sono stati però rilevati in studi singoli condotti su un ristretto numero di persone, andrebbero quindi confermati in studi prospettici più ampi.

La liquirizia non ha però solo dei benefici, essa può infatti nascondere anche delle insidie sopratutto se assunta in grandi quantità o se si è in una condizione fisica particolare. Un consumo continuativo per diverse settimane può portare a: riduzione eccessiva dei livelli di potassio, ipertensione (pressione alta), mal di testa, stanchezza, ritenzione sodio-idrica, ecc.. La liquirizia, oltre che in gravidanza e allattamento, andrebbe quindi evitata nei casi in cui si soffre di pressione alta, malattie sensibili agli ormoni (come ad esempio alcuni tumori), ipokaliemia (una carenza di potassio nel sangue), malattie cardiache, ecc..

Precedenti indagini, nelle quali si è indagato sul consumo di liquirizia da parte delle gestanti, avevano rilevato un legame tra i livelli di cortisolo (ormone noto per il legame con patologie quali: ipertensione, diabete e obesità) e l'assunzione dell'alimento. Le donne che in gravidanza abusavano della liquirizia, hanno partorito dei bambini con livelli di cortisolo maggiori, in alcuni casi anche di un terzo, rispetto alle donne che non ne hanno mai mangiato.

Nella liquirizia è presente una sostanza naturale nota come glicirrizina, un glicoside saponinico che nelle etichette degli alimenti può essere identificato con la sigla E958, che agisce a livello placentale consentendo il passaggio di alcuni ormoni materni (potenzialmente dannosi per lo sviluppo fetale del bambino) che non potrebbero superare la barriera in una condizione fisiologica normale. La placenta è deputata a nutrire, proteggere e sostenere la crescita fetale, in alcuni casi ci possono però essere delle alterazioni chimico fisiche che possono interferire con il suo regolare funzionamento.

Fino a 4-6 settimane prima della nascita il feto non produce cortisolo, qualora la madre dovesse attraversare dei periodi di stress più o meno intensi, ma alternati a periodi di tranquillità, la placenta è in grado di neutralizzare il cortisolo e altri composti chimici, quali ad esempio le catecolamine, in eccesso. La placenta funziona quindi come un filtro in grado di proteggere il bambino da sostanze potenzialmente dannose per il suo sviluppo. In condizioni normali, attraverso la placenta, passa solo il quantitativo di cortisolo necessario al corretto sviluppo fetale, un quantitativo che è circa 10 volte più basso di quello prodotto dalla madre. Questo processo protettivo è attuato mediante l’enzima 11ß-HSD2 che trasforma il cortisolo placentare in una forma inattiva, innocua per il bambino. Elevati consumi di liquirizia da parte della gestante aumentano però i livelli di glicirrizina nell'organismo, una sostanza che inibisce il funzionamento dell’enzima e, di conseguenza, riduce la funzione protettiva della placenta.

Si era già osservato che le donne in dolce attesa che mangiano molta liquirizia espongono il loro bambino ad una serie di problemi in età adulta: peggioramento del quoziente Intellettivo personale (QI) e maggiori problemi di tipo comportamentale (deficit di attenzione ed iperattività). La nuova ricerca conferma tali conclusioni mediante nuovi dati. Katri Räikkönen, prima autrice dello studio, spiega che l'indagine ha preso in considerazione 378 ragazzi, con un'età media di 13 anni, divisi in due gruppi a seconda del consumo di liquirizia da parte delle rispettive madri durante il periodo della gravidanza. Un gruppo era costituito da ragazzi nati da mari che consumavano grandi quantità di liquirizia, corrispondenti a più di 500 mg di glicirrizzina a settimana, l'altro era invece formato da ragazzi nati da madri che non consumavano liquirizia o ne mangiavano poca (un apporto settimanale inferiore a 249 mg di glicirrizzina).

Molte gestanti si potrebbero chiedere quanta glicirrizzina è contenuta in un certo quantitativo di liquirizia, per avere un metro di valutazione accessibile a tutti basti sapere che 100 g di liquirizia apportano all'incirca 200 mg di glicirrizzina.

Dall'analisi dei dati è emerso ancora una volta che i giovani esposti a elevati quantitativi di glicirrizzina durante il periodo della gestazione presentano un quoziente intellettivo inferiore alla norma. Si parla di uno scarto medio pari a sette punti di QI. I bambini presentano inoltre una maggiore probabilità di Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, noto anche come ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder). Nelle ragazze è stato inoltre rilevato un altro possibile effetto, un abbassamento dell'inizio della pubertà (primo ciclo mestruale precoce). Secondo Katri Räikkönen il motivo potrebbe risiedere nel fatto che la glicirrizina intensifica l'effetto dell'ormone dello stress, il cortisolo, inibendo l'enzima che lo inattiva. In piccole quantità il cortisolo è importante per lo sviluppo del feto, se però esso è esposto a grandi quantità può diventare dannoso.

Come evidenziato più volte, la dieta in gravidanza è molto importante sotto diversi punti di vista. Da una parte bisogna stare attenti a non far mancare determinati alimenti per prevenire eventuali carenze (per esempio di ferro), dall'altra bisogna evitare determinate sostanze che potrebbe avere effetti negativi sulla gravidanza e sulla salute del nascituro. La liquirizia, non essendo un alimento essenziale per la gestante, è preferibile che venga evitata durante i 9 mesi di gravidanza.

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