UniversONline.it

Depressione post partum nel puerperio: aiuto e sostegno per le donne - La depressione post partum (DPP) è una complicazione di tipo psichico che solitamente può colpire la donna durante il periodo del puerperio

Continua
Universonline su Facebook
Universonline su G+

Depressione post partum nel puerperio: aiuto e sostegno per le donne

Depressione post partum nel puerperio

La depressione post partum (DPP) è una complicazione di tipo psichico che solitamente può colpire la donna durante il periodo del puerperio, un lasso di tempo che può andare dalle sei alle otto settimane dopo il parto. Statisticamente si è stimato che una certa percentuale di donne compresa tra l'8 al 12 per cento, in alcuni casi si parla anche di una forbice che va dal 10 al 15 per cento, può soffrire di depressione post partum, un problema che non deve essere mai sottovalutato in quanto può colpire con diversi livelli di gravità e in alcuni casi può portare a delle conseguenze estreme.

Come accennato la depressione post parto può insorgere nella puerpera (una donna che ha partorito da poco); con il termine puerperio si indica un lasso di tempo, che può andare dalle 6 alle 8 settimane, durante il quale gli organi riprendono la loro forma e posizione antecedente la gravidanza. In alcuni casi la DPP può però insorgere anche successivamente al periodo del puerperio intorno alla 12ª settimana dopo la nascita del bambino, periodo che può coincidere con il rientro a lavoro e l'aumento degli impegni e delle situazioni di stress.

Rilevare tempestivamente i casi di depressione post partum è molto importante al fine di aiutare e sostenere le donne in questa fase delicata della loro vita e del bambino, in Italia diverse organizzazioni, come per esempio l'associazione Progetto Itaca, hanno intrapreso delle iniziative che hanno questo scopo. Nel 2015, in collaborazione con l'Azienda socio-sanitaria territoriale di Lecco, è stato avviato un progetto che ha l'obiettivo di individuare precocemente, in alcuni casi già durante la gravidanza, quelle donne che potrebbero essere più a rischio e fornire il giusto supporto psicologico per prevenire o trattare più efficacemente la DPP.

Cinzia Galletti, psicologa dell'ospedale di Lecco e referente del progetto, spiega che la depressione post partum colpisce circa il 10-15 per cento delle puerpere, essa rappresenta un vero e proprio stato depressivo e può essere diagnosticata mediante la somministrazione di appositi test. Da quando il progetto è stato avviato sono stati distribuiti circa 2.200 questionari, del totale, 180 hanno evidenziato una "positività" per quanto riguarda la DPP. Tutte le donne risultate positive durante lo screening sono state poi richiamate per un colloquio psicologico non obbligatorio. Delle 180, 102 hanno accettato un sostegno psicologico e di queste 20 hanno svolto solo il primo colloquio in quanto la loro sintomatologia era associata al baby blues (uno stato emotivo caratterizzato da una tristezza diffusa che solitamente sparisce nel giro di qualche settimana). La differenza tra baby blues e depressione post partum è che nel primo caso i segni tendono a risolversi naturalmente nel giro di qualche giorno o settimana, non c'è quindi bisogno di un intervento terapeutico dato che lo stato di disagio tende a rientrare spontaneamente in tempi brevi.

La psichiatra Claudia Martorelli evidenzia comunque che anche nei casi di baby blues è fondamentale sostenere le donne coinvolte, un contatto con un esperto può aiutarle a non preoccuparsi eccessivamente in modo da superare con più serenità questa fase. Diverse neomamme, dopo il parto, sentono un forte senso di inquietudine e di agitazione per un nuovo stato psico-fisico, una situazione che le porta a isolarsi e in alcuni casi prendono delle distanze dal bambino stesso.

Anche per altre province italiane potrebbe essere importante avviare iniziative simili a quelle del Progetto Itaca, un intervento preventivo dei disturbi depressivi perinatali nelle donne gravide e puerpere che possono mettere in pericolo la salute psicologica della neomamma e la capacità di relazionarsi positivamente con il nuovo nato, una condizione che può avere importanti ripercussioni anche sullo sviluppo stesso del bambino. Attualmente, purtroppo, spesso si interviene soltanto quando il disagio psichico è ormai evidente o se la madre chiede aiuto, un modus operandi che esclude dalle attività di cura e prevenzione numerose donne che non sono consapevoli dell'origine psichica del disagio vissuto o percepiscono come stigmatizzante la richiesta di aiuto specialistico.

In linea di massima si tende a considerare la gravidanza un periodo felice ma non è sempre così, circa il 20 per cento delle donne e un 10 per cento degli uomini possono attraversare un periodo di depressione durante la gravidanza. Alcuni esperti tendono inoltre ad espandere il concetto di depressione evidenziando che ci sono delle situazioni dove è più corretto parlare di depressione perinatale e non solo post partum, questo perché ci può essere una coincidenza tra la depressione durante la gravidanza e dopo il parto. Le cause della depressione post partum possono essere diverse: giovane età della mamma, problemi economici, conflittualità di coppia, mancanza di supporto sociale e/o della famiglia. Alcuni studi hanno inoltre rilevato che circa il 50 per cento delle neomamme depresse hanno a loro volta avuto delle madri depresse.

La strada migliore da intraprendere per migliorare la salute della donna e del bambino è quella della prevenzione e dell'informazione. Negli anni sono stati messi a punto degli interventi preventivi efficaci in grado di prevenire e/o limitare notevolmente l'impatto della depressione post partum. Non in tutte le donne si procede allo stesso modo, gli interventi devono infatti essere mirati a seconda dell'entità della depressione: se in alcuni casi possono essere sufficienti degli interventi psicologici individuali o di gruppo, in altri casi c'è bisogno del supporto dello psicoterapeuta il quale valutare se è il caso di somministrare specifiche terapie psicoterapiche e farmacologiche, in altri casi ancora si potrà ricorrere al counselling (una consulenza professionale d'aiuto) individuale o di coppia.

Quando possibile, l'aiuto psicologico è sempre da preferire al trattamento farmacologico sopratutto nel caso in cui si sta allattando al seno. Sebbene in alcuni studi l'allattamento al seno è stato associato alla depressione post partum, in revisioni scientifiche più accurate si è scoperto che nelle donne che presentano una concentrazione ormonale nella norma l'allattamento al seno può addirittura proteggere dalla DPP. Questo effetto protettivo non è però uniforme in tutte le donne e sopratutto ci deve essere un allattamento al seno ben avviato (che non presenta quindi delle difficoltà). Un allattamento ben riuscito contribuisce ad aumentare la sicurezza della madre e l'adattamento al ruolo materno, durante l'allattamento l'organismo della donna secerne inoltre alcuni ormoni che migliorano il rilassamento e prevengono lo stress. L'allattamento al seno può quindi essere un valido aiuto contro la depressione post parto, tutte le donne, ma in particolare quelle con un maggior rischio di DPP, dovrebbero quindi essere sostenute, a livello sociale e familiare, affinché comincino e mantengano un buon rapporto di allattamento.

Altri consigli che possono essere di aiuto per prevenire, o contrastare, la depressione post partum sono:

  • Dormire è importante ma gli orarti di sonno e veglia sono stravolti quando il bambino è piccolo, bisogna abbandonare i vecchi orari e cercare invece di adattare il riposo a quello del bambino. Dopo il parto la neo mamma deve cercare di riposare il più possibile quando dorme anche il bambino, staccate quindi il citofono e mettete il cellulare senza suoneria durante questi orari perché qualcuno potrebbe svegliarvi mentre riposate.

  • Una mamma non può pretendere di fare tutto da sola, bisogna quindi cercare di coinvolgere anche il papà nella cura del bambino. Subito dopo averlo allattato, e in attesa della poppata successiva, potrebbe ad esempio portarlo a fare una passeggiata mentre la mamma si riposa o si prende un po' di tempo per se per ricaricare le energie.

  • Con l'arrivo di un bambino il tempo per le pulizie domestiche diminuisce. Se prima si era sempre intente a pulire per diverse ore al giorno, meglio ridurre le aspettative nei confronti delle pulizie di casa e dedicare invece più tempo ad attività più rilassanti. Non bisogna avere paura di chiedere aiuto ad amici e parenti per gestire la casa e il neonato in questo periodo delicato.

  • Sopratutto nel primi periodo dopo al parto si possono sperimentare dei sentimenti contrastanti e ci si convince di non essere all'altezza del compito (situazione abbastanza frequente nota come baby blues), confrontarsi con altre mamme potrebbe essere un buon modo per superare le difficoltà e rendersi conto che anche altre sperimentano certi sentimenti. Il confronto e il dialogo è quindi un buon modo per vedere le cose anche da altre prospettive.

Condividi questa pagina

Invia pagina

Approfondimenti sull'argomento

Cerca nel sito

Se non hai trovato quello che ti serve, o vuoi maggiori informazioni, utilizza il motore di ricerca

Annunci

Seguici sui Social Network

Universonline su G+
Universonline su Facebook