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Acidi grassi insaturi nella dieta migliorano invecchiamento precoce e longevità

Acidi grassi insaturi e longevità

Una dieta dove non mancano gi acidi grassi insaturi aiuta a prevenire l'invecchiamento precoce e migliora considerevolmente le aspettative di vita aumentando la longevità. Un'alimentazione sana e l'attività fisica sono due dei pilastri della prevenzione primaria, grazie ad essi non solo si invecchia meglio ma si rimane più sani anche con l'avanzare degli anni. Uno studio, condotto presso l'Harvard Chan School e il Brigham and Women's Hospital, fornisce nuove e interessanti informazioni in quanto ha rilevato un legame tra consumo di alimenti ricchi di grassi insaturi con una riduzione, dall'11 al 19 per cento, della mortalità. I risultati dell'indagine sono stati pubblicati sul Jama Internal Medicine (Association of Specific Dietary Fats With Total and Cause-Specific Mortality - doi: 10.1001/jamainternmed.2016.2417).

Dong D. Wang, primo autore della ricerca, spiega che gli acidi grassi insaturi (sia polinsaturi che monoinsaturi) sono molto importanti nell'alimentazione e andrebbero privilegiati rispetto ai grassi saturi (presenti in alimenti quali: burro, lardo, pancetta, salumi, formaggi grassi, uova, latte intero, ecc.). Ovviamente questo non vuol dire che i grassi saturi devono essere eliminati, essi, se assunti con moderazione, sono una buona fonte di energia. Lo stesso discorso vale anche per i grassi idrogenati, dei grassi ricavati partendo dalla lavorazione di alcuni grassi polinsaturi, in questo caso però l'attenzione deve essere maggiore rispetto ai grassi saturi perché numerosi studi hanno evidenziato la loro pericolosità per la salute, meglio quindi eliminarli o limitarli al minimo. Per avere un buon apporto di grassi insaturi bisogna integrare nella propria dieta alimenti quali: olio d'oliva extravergine, frutta secca (meglio se non salata artificialmente), pesce (il salmone è una buona fonte), frutti di mare, semi oleosi come quelli di girasole o di lino, ecc..

Lo studio sui grassi alimentari pubblicato sul Jama Internal Medicine è, ad oggi, uno dei più grandi e dettagliati. I dati riguardano un ampio campione di volontari costituito da 83.349 donne coinvolte nel Nurses' Health Study e 42.884 uomini coinvolti nel Health Professionals Follow-up Study, complessivamente 126.233 persone seguite per un periodo di 32 anni, dal 1980 al 2012. Durante il periodo di follow-up, ogni 2-4 anni, i partecipanti dovevano rispondere a una serie di domande sulla propria alimentazione, gli stili di vita e la salute. Durante i 32 anni di monitoraggio è stato registrato il decesso, per diverse cause (tumori, infarto, ictus, ecc.), di 33.304 persone.

Incrociando le varie informazioni raccolte si è così scoperto che il rischio di morte prematura variava considerevolmente in base al tipo di grassi presenti nella dieta. Le persone che consumavano più alimenti ricchi di grassi insaturi presentavano mediamente una riduzione, in alcuni casi anche del 19 per cento, della mortalità per tutte le cause. Al contrario, per ogni aumento del 2 per cento degli acidi grassi trans (presenti tipicamente in alimenti quali: patate fritte surgelate, margarina, merendine, dado da cucina, alimenti da fast-food, ecc.) cresce del 16 per cento il rischio di morire prematuramente.

Queste informazione fanno un po' di chiarezza sugli effetti dei diversi tipi di grassi sulla salute, dimostrano inoltre che si hanno notevoli benefici quando i grassi saturi e i grassi trans vengono sostituiti dai grassi insaturi. In una dieta sana, variegata ed equilibrata, i gassi devono costituire circa il 25 per cento delle calorie totali, si è però visto che non tutti i grassi sono uguali e la predilezione di quelli insaturi previene l'invecchiamento precoce e migliora la longevità.

Frank B. Hu, coordinatore dello studio, mette inoltre in guardia anche contro un eccessivo consumo di zuccheri raffinati (presenti in bibite, dolci e alimenti confezionati), anche'essi possono infatti contribuire ad aumentare il rischio di morte e fanno invecchiare precocemente. Un aspetto facilmente rilevabile del legame che c'è tra zucchero e invecchiamento lo si può vedere sulla pelle. Esiste un processo, noto come glicazione (detta anche glicosilazione non enzimatica), caratterizzato dal legame fra zuccheri e proteine o grassi, che a loro volta si legano al collagene e agli altri componenti della pelle. Un consumo eccessivo di alimenti con zucchero porta a un invecchiamento precoce della pelle, si hanno inoltre forti fluttuazioni dell'insulina che nel tempo possono portare all'insulino-resistenza e al diabete, condizioni che accelerano ulteriormente il processo di invecchiamento.

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