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La pasta non fa ingrassare sotto il 10 per cento delle calorie giornaliere - In una dieta la pasta non fa ingrassare se essa costituisce mediamente non più del 10 per cento delle calorie totali giornaliere

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La pasta non fa ingrassare sotto il 10 per cento delle calorie giornaliere

La pasta non fa ingrassare

In una dieta la pasta non fa ingrassare se essa costituisce in media non più del 10 per cento delle calorie totali giornaliere. Sono molte le persone che eliminano questo alimento dai propri piati quando vogliono perdere peso, un comportamento sbagliato che viene confermato anche da un recente studio nel quale si è rilevato addirittura un Indice di Massa Corporea (abbreviato IMC o BMI, dall'inglese body mass index) più basso nelle persone che consumano mediamente circa 60 grammi di pasta al giorno rispetto a chi non ne mangia per niente. Le nuove informazioni sulla pastasciutta, frutto di uno studio condotto presso il Dipartimento di Epidemiologia dell'IRCCS Neuromed di Pozzilli (Isernia), sono state pubblicate sulla rivista scientifica Nutrition and Diabetes (Association of pasta consumption with body mass index and waist-to-hip ratio: results from Moli-sani and INHES studies - doi: 10.1038/nutd.2016.20).

George Pounis, primo autore dello studio e ricercatore presso il Dipartimento di Epidemiologia dell'IRCCS Neuromed di Pozzilli, spiega che, contrariamente a quanto molti pensano, dall'analisi dei dati si è osservato che il consumo di pasta non è associato ad un aumento del peso corporeo e addirittura vi è una relazione inversa. Le persone che mangiano mediamente 60 grammi di pasta al giorno, una dose equivalente all'incirca al 10 per cento delle calorie giornaliere totali, presentano un IMC più basso, una circonferenza della vita ridotta e un migliore rapporto vita-fianchi, rispetto a chi invece ha eliminato completamente tale alimento dalla propria dieta per paura di ingrassare. Il quantitativo giornaliero di pasta varia ovviamente in funzione di alcuni parametri, una donna con una vita non molto attiva ha bisogno all'incirca di 2000 calorie, per un uomo ne servono invece circa 2200, se invece si ha uno stile di vita moderatamente attivo il fabbisogno calorico per una donna sale a 2500 mentre per un uomo arriva a 2700. 100 grammi di pasta di semola di grano duro apportano 357 Kcal, il quantitativo medio giornaliero per un uomo con una vita moderatamente attiva sarà quindi di 70 grammi.

Per arrivare a queste conclusioni sono stati esaminati i dati di 14.402 molisani con un'età che andava dai 35 anni in su, coinvolti nello studio Moli-sani, e 8964 volontari, dello studio INHES (Italian Nutrition & HEalth Survey), con un'età superiore ai 18 anni. Diverse ricerche avevano già evidenziato gli effetti benefici della dieta mediterranea sulla salute e sul controllo del peso, poche si erano però concentrati in maniera specifica sul ruolo della pasta. Nello studio di corte che ha coinvolto complessivamente 23.366 persone, si è quindi esaminato il consumo giornaliero di spaghetti e altri tipi di pasta incrociando il dato con diversi parametri quali: peso, altezza, girovita, rapporto vita/fianchi ecc.; informazioni utili anche per calcolare il BMI, un elemento che indica se una persona è sottopeso, normopeso, in sovrappeso o obesa.

Licia Iacoviello, direttrice del Laboratorio di Epidemiologia molecolare e Nutrizionale del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell'IRCCS Neuromed di Pozzilli (IS), spiega che è da sfatare il mito che la pasta faccia ingrassare, essa rappresenta infatti un alimento equilibrato che, insieme al pane, apporta carboidrati fondamentali per il nostro organismo. L'importante è scegliere prodotti di qualità e, sopratutto, attenersi a delle porzioni che soddisfino il proprio fabbisogno giornaliero. Attenzione inoltre al condimento che potrebbe influire considerevolmente sulle calorie, l'ideale è optare per uno a basso tenore di grassi e, in caso di piatto unico, qualcosa ad esempio a base di legumi (pasta e fagioli, pasta e lenticchie, pasta e ceci, ecc.).

Se si eliminano i carboidrati dalla dieta non ne risente, in peggio, solo la linea, ma anche l'umore. Stando ai dati di uno studio coordinato da Grant Brinkworth, della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization di Adelaide, rinunciare totalmente o parzialmente a pasta e pane peggiora notevolmente l'umore, aumenta gli stadi di ansia, di rabbia e ostilità verso gli altri (Long-term effects of a very low-carbohydrate diet and a low-fat diet on mood and cognitive function - doi: 10.1001/archinternmed.2009.329). I carboidrati sono uno dei pilastri della dieta mediterranea e, alla luce di questa ricerche, non vi è alcun motivo di farne a meno.

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