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Alcuni dolcificanti incrementano il rischio di diabete

Dolcificanti artificiali e rischio diabete

In una dieta dimagrante i dolcificanti possono essere una valida alternativa allo zucchero perché hanno un bassissimo apporto di calorie, alcuni di essi incrementano però il rischio di diabete di tipo 2. Non è la prima volta che gli edulcoranti vengono correlati alla malattia, un nuovo studio canadese, condotto presso la York University di Toronto, conferma quanto già osservato in studi precedenti: i dolcificanti artificiali possono modificare la flora batterica intestinale, alterando la capacità dell'organismo di assorbire gli zuccheri, e di conseguenza incrementano il rischio che insorga il diabete. I risultati dell'indagine sono stati pubblicati su Applied Physiology, Nutrition and Metabolism (Aspartame intake is associated with greater glucose intolerance in individuals with obesity - Doi: 10.1139/apnm-2015-0675).

Sebbene i dolcificanti artificiali sono largamente usati nell'industria alimentare, sopratutto in quella categoria di alimenti definiti light e senza zuccheri, ad oggi non ci sono ancora informazioni certe sui possibili effetti sulla salute e i risultati disponibile sono spesso contrastanti. Negli ultimi anni alcune di queste sostanze hanno però ricevuto un'attenzione maggiore e i risultati dello studio canadese confermano i possibili effetti negativi derivanti da alcuni edulcoranti quali ad esempio l'aspartame e la saccarina.

Jennifer L. Kuk, una delle autrici dell'indagine, spiega che per condurre lo studio sono stati esaminati i dati riguardanti 2.856 adulti che hanno preso parte alla Third National Health and Nutrition Survey (NHANES III), uno studio epidemiologico condotto negli Stati Uniti tra il 1988 e il 1994. Tutti i soggetti presi in considerazione sono stati divisi in due gruppi a seconda di alcune risposte date in dei questionari relativi all'alimentazione: da una parte sono stati inseriti i consumatori di dolcificanti artificiali (ipocalorici) , come ad esempio la saccarina e l'aspartame, dall'altra i consumatori di dolcificanti (calorici) come il saccarosio e il fruttosio.

In seguito a dei test condotti per valutare la tolleranza del glucosio si è scoperto che i dolcificanti artificiali erano collegati a una glicemia alta. Jennifer Kuk spiega che le persone obese che seguono una dieta dimagrante potrebbero avere dei beneficio in termini di calorie ma gli edulcorati artificiali ipocalorici peggiorano notevolmente, rispetto a una dieta con gli zuccheri ordinari, la gestione del glucosio con un notevole incremento del rischio di diabete. Questo avviene perché i dolcificanti artificiali alterano la flora batterica intestinale, un cambiamento che modifica l'assorbimento di alcune sostanze e porta, di conseguenza, a un aumento della glicemia.

I risultati di questa nuova indagine confermano quindi i dati di un precedente studio pubblicato su Nature (Artificial sweeteners induce glucose intolerance by altering the gut microbiota - doi: 10.1038/nature13793). Sebbene piccole quantità di dolcificanti al posto dello zucchero sono ben tollerate, un uso prolungato nel tempo potrebbe alterare in maniera rilevante la composizione del microbiota intestinale andando ad influire sul rischio d'insorgenza di diverse malattie.

Se in passato quando si sentiva parlare di dolcificanti ipocalorici ci si riferiva principalmente all'aspartame e alla saccarina, oggi l'industria alimentare ha ampliato l'offerta di prodotti, uno degli ultimi che si sta diffondendo abbastanza velocemente è lo stevioside (un composto presente nelle foglie della pianta Stevia rebaudiana). Questa sostanza, nota il più delle volte semplicemente come stevia, è un edulcorante naturale (non calorico) con un potere dolcificante superiore di circa cento volte rispetto al saccarosio (sostanza comunemente chiamata zucchero). La diffusione della stevia è recente perché la Commissione europea ha dato solo nel 2011 l'autorizzazione all'uso di questa sostanza come dolcificante negli alimenti.

A differenza di altre sostanze, la stevia è indicata anche per le persone affette da diabete, questo perché la sua assunzione non influisce sulla glicemia. Ci sono addirittura degli studi che hanno valutato l'utilizzo della stevia per il trattamento del diabete di tipo 2 (Antihyperglycemic effects of stevioside in type 2 diabetic subjects - Doi: 10.1016/j.metabol.2003.07.013), ad oggi mancano però delle ricerche su larga scala che ne convalidino le potenzialità terapeutiche.

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