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Un colesterolo HDL alto può fare male in alcuni casi

Colesterolo HDL alto e cuore

Un colesterolo buono (HDL) alto, superiore quindi ai valori normali di riferimento compresi tra 40 e 60 mg/dl, può in alcuni casi aumentare il rischio di cardiopatie. Normalmente, per dei soggetti sani, sono desiderabili dei livelli di HDL superiori a 60 mg/dl, se però il valore elevato è associato a una particolare mutazione genetica i benefici che si avrebbero vengono annullati e si potrebbero addirittura correre maggiori rischi per la salute. Questa è la conclusione di uno studio, condotto da un gruppo di ricercatori della University of Pennsylvania Perelman School of Medicine, i cui risultati sono stati pubblicati su Science (Rare variant in scavenger receptor BI raises HDL cholesterol and increases risk of coronary heart disease - Doi: 10 1126 / science aad3517).

Paolo Zanoni, primo autore dello studio, spiega che una particolare mutazione a carico del gene SCARB1 (in passato un'altro studio aveva già associato una variazione del gene a una errata regolazione dei livelli del grasso nel sangue) determina dei livelli insolitamente alti di colesterolo HDL. Tale mutazione, sebbene sia rara, non è da sottovalutare perché se presente aumenta il rischio di coronaropatia.

In uno studio pubblicato qualche anno fa su Lancet (Plasma HDL cholesterol and risk of myocardial infarction: a mendelian randomisation study - Doi: 10 1016 / S0140-6736 (12) 60312-2) si era scoperto che l'innalzamento dei livelli plasmatici di colesterolo HDL in alcuni casi era la conseguenza di mutazioni genetiche, delle condizioni che non apportavano nessun beneficio in termini di riduzione del rischio di infarto miocardico. Daniel J. Rader, coordinatore dello studio, spiega che in questa nuova indagine si è confermato che una mutazione genetica può essere la causa di un aumento del colesterolo HDL ma non solo, tale innalzamento incrementerebbe anche il rischio di malattie cardiache.

Nel corso dell'indagine i ricercatori hanno analizzato il genoma di 328 soggetti che presentavano dei livelli particolarmente elevati di colesterolo HDL. Sequenziando il DNA dei soggetti coinvolti nello studio è stata identificata una donna omozigote per la mutazione P376L in Scarb1 (la mutazione era presente su entrambe le copie del gene presente nel suo genoma ), sono poi stati identificati altri soggetti che presentavano la mutazione in una sola copia del gene. I dati riguardavano comunque un numero abbastanza piccolo di pazienti e gli studiosi hanno sfruttato i database su larga scala (tra cui il Global Lipid Genetics Consortium) per confermare quanto era stato scoperto. Grazie a questa analisi si è potuto appurare che i soggetti con tale variante genetica presentano dei livelli di colesterolo HDL più alti e un più alto rischio di malattia coronarica rispetto ai soggetti che non l'hanno. La variante, sebbene rara, si presenta con un'incidenza maggiore negli ebrei aschenaziti (i discendenti delle comunità ebraiche medievali della valle del Reno).

In sintesi, una mutazione di SCARB1 tende ad ostacolare il corretto funzionamento del recettore. In presenza di tale variante Sr-B1, responsabile dell'uptake selettivo del colesterolo veicolato dalle HDL, non è in grado di raggiungere la superficie cellulare e di legarsi con l'HDL. Una situazione che compromette il processo di sintesi proteica aumentando il rischio di malattie coronariche anche in presenza di elevati livelli di HDL. Questi dati dimostrerebbero quindi che gli effetti protettivi di HDL dipendono più da come funziona che dalla sua quantità presente in circolo nel sangue.

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