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Dieta calcoli renali: no ai piatti di plastica

Dieta calcoli renali e piatti di plastica

Quando si inizia una dieta per i calcoli renali bisognerebbe stare attenti anche ai piatti che si usano. Usando ad esempio piatti di plastica, sopratutto con i cibi caldi, ci sono maggiori probabilità di sviluppare calcoli renali. Anche se le nuove regole per la raccolta differenziata prevedono che anche i bicchieri e i piatti di plastica devono essere conferiti insieme agli altri imballaggi in plastica privi però di qualsiasi residuo solido o liquido, una procedimento che li rende "meno pratici" di prima (molto meglio, almeno in casa, utilizzare le stoviglie tradizionali), in svariate situazioni il loro uso è ancora molto diffuso (per esempio nelle mense). I piatti di plastica non contribuiscono però ad aumentare solo i rifiuti, secondo uno studio condotto presso la Kaohsiung Medical University (Taiwan) usare i piatti mono uso incrementerebbe anche la probabilità che si formino dei calcoli renali. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su JAMA (A Crossover Study of Noodle Soup Consumption in Melamine Bowls and Total Melamine Excretion in Urine - doi: 10.1001 / jamainternmed 2013 1569 - Gennaio 2013).

Per fare i piatti di plastica si utilizza la melamina,o melammina , una particolare sostanza utile per realizzare una resina termoindurente (résine melamminiche). Già in passato la melammina è stata oggetto di studi per la sua tossicità in determinate situazioni, per la frittura si sconsiglia infatti l'utilizzo di utensili che presentano questa sostanza. I ricercatori di Taiwan evidenziano quindi ancora una volta quanto questa sostanza, sopratutto se a contatto con cibi caldi, possa essere potenzialmente nociva per la salute.

Per condurre il nuovo studio i ricercatori si sono avvalsi di due gruppi di volontari, un gruppo doveva mangiare in piatti di porcellana mentre l'altro in piatti di plastica. Tutti i partecipanti dovevano fornire diversi campioni di urine per ogni pasto: uno prelevato prima del pasto e gli altri, a intervalli regolari, ogni due ore fino alla 12esima ora dopo il pasto. La prova è stata poi ripetuta invertendo i piatti, quelli che precedentemente avevano usato i piatti di plastica dovevano poi usare i piatti di porcellana e viceversa.

Analizzando i livelli di melammina nelle urine si è constatato che dopo 12 ore, quando si mangiava minestra calda nei piatti di plastica, erano mediamente di 8,35 microgrammi. Livelli molto più bassi sono stati registrati quando si utilizzavano i piatti di ceramica, in questo caso il valore medio era di circa 1,3 microgrammi. Il dottor Chia-Fang Wu, primo autore dello studio, spiega che piatti e bicchieri di plastica possono rilasciare grandi quantità di melammina se utilizzati per servire i cibi molto caldi, il problema sembra invece non esserci in caso di alimenti freddi (sempre che non siano acidi).

I ricercatori spiegano che il rilascio di melammina nel cibo dipende comunque da diversi fattori: oltre che dal calore questo può dipendere anche dalla qualità delle stoviglie e dal livello di acidità dell'alimento contenuto nel piatto o nel bicchiere. In precedenza altri studi condotti sempre sull'uomo mettevano in guardia su un possibile rischio di calcoli renali in bambini e adulti, altre ricerche (condotte però su modelli animali) hanno evidenziato addirittura possibili rischi di cancro. Il consiglio è quindi quello, in particolar modo se si servono pietanze calde, di ridurre al minimo l'uso delle stoviglie di plastica, in questi casi è più sicuro utilizzare piatti e scodelle di ceramica o vetro.

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