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Mangiare poco aiuta a vivere più a lungo - Mangiare poco aiuta a guadagnare qualche anno di vita in più in quanto sembrerebbe vi sia una stretta relazione tra dieta ipocalorica e longevità

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Mangiare poco aiuta a vivere più a lungo

Mangiare poco aiuta a vivere più a lungo

Mangiare poco aiuta a guadagnare qualche anno di vita in più in quanto sembrerebbe vi sia una stretta relazione tra dieta ipocalorica e longevità. Secondo uno studio coordinato da Richy Colman, ricercatore presso la University of Wisconsin-Madison (USA), un minor apporto di calorie contribuirebbe a diminuire numerose patologie allungando di conseguenza le aspettative di vita. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Science (Luglio 2009).

Non è la prima volta che in una ricerca si esamina il legame tra longevità e alimentazione, per la prima volta si è però effettuato uno studio su un campione animale molto vicino all'uomo, il macaco, conosciuto anche come scimmia Rhesus. Stando ai dati raccolti, i ricercatori sono convinti che una dieta nutriente, ma allo stesso tempo ipocalorica, sia in grado di far vivere più a lungo prevenendo l'insorgenza di patologie tipiche della terza età come il diabete, il cancro e le malattie dell'apparato cardiovascolare.

Durante l'esperimento, durato circa 20 anni, i ricercatori hanno tenuto sotto controllo due gruppi di scimmie, uno libero di mangiare a piacimento, l'altro invece sottoposto ad un regime alimentare moderato. Il secondo gruppo assumeva circa il 30 per cento di calorie in meno rispetto al primo gruppo. Al termine del periodo di osservazione la metà dei macachi del primo gruppo erano morti mentre del secondo gruppo ne sono sopravvissuti ben l'80 per cento.

I ricercatori spiegano che difficilmente si possono condurre studi di questo tipo sugli esseri umani, la scimmia Rhesus è in ogni caso un ottimo modello ed è plausibile che gli stessi effetti osservati nei primati siano validi anche per l'uomo. Il check up clinico condotto sui macachi ha evidenziato che non solo il cuore e il metabolismo del campione che ha seguito la dieta ipocalorica si è conservato meglio, dei benefici sono stati rilevati anche a livello celebrale, in particolar modo nelle aree responsabili del movimento, del ragionamento e della memoria.

Il mese scorso (Giugno 2009) sulle pagine di Nature sono stati pubblicati i risultati di un altro studio relativo sempre a questo argomento, il legame fra dieta ipocalorica e longevità. I ricercatori del Salk Institute di La Jolla hanno individuato due enzimi, WWP-1 e UBC-18, che forniscono una spiegazione a livello molecolare del perché mangiare poco possa allungare la vita. In questo caso si è utilizzato come modello per lo studio un particolare verme, a differenza della scimmia Rhesus molto diverso dall'uomo ma ugualmente importante per comprendere certi processi.

Lo studio ha mostrato come i due enzimi (WWP-1 e UBC-18) siano determinanti, almeno nel modello animale osservato, nel legame fra longevità e dieta ipocalorica. I vermi privati dei due enzimi non ricevevano nessun beneficio dalla restrizione calorica, al contrario, nei vermi dove gli enzimi erano presenti in abbondanza si registrava un incremento della durata della vita che arrivava fino al 20 per cento.

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