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Alzheimer, cura e prevenzione con Train the brain - Salute: Train the brain è un nuovo progetto di ricerca scientifica che ha l'obiettivo di valutare gli effetti di un allenamento del cervello

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Alzheimer, cura e prevenzione con Train the brain

Alzheimer: cura e prevenzione con Train the brain

Train the brain è un nuovo progetto di ricerca scientifica, nato dalla collaborazione tra la Fondazione Caripisa e il CNR di Pisa, che ha l'obiettivo di valutare gli effetti di un allenamento del cervello sul trattamento delle demenze senili come ad esempio l'Alzheimer. Lo studio, presentato lo scorso mese (Novembre 2008) a Pisa, avrà durata triennale ed è finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio che sosterrà l'iniziativa con 4 milioni di euro. I ricercatori spiegano che i muscoli non sono i soli a dover essere allenati, l'obiettivo dello studio sarà proprio quello di valutare gli eventuali effetti protettivi, di un "allenamento" del cervello, nei confronti della demenza senile.

Sono diverse le patologie che possono portare alla demenza, fra tutte però le più diffuse sono due: il Morbo di Alzheimer e la demenza vascolare. Attualmente non esistono ancora delle terapie efficaci per curare queste patologie. I farmaci utilizzati per la cura del Morbo di Alzheimer e la demenza vascolare hanno purtroppo un'efficacia estremamente limitata e non sono in grado di prevenire, guarire o arrestare la progressione della malattia. In assenza di farmaci risolutivi, la cura e la gestione del malato con demenza dipendono fortemente dall'assistenza fornita dai familiari, soprattutto coniugi e figli, e dal Servizio Sanitario Nazionale, con costi diretti e indiretti estremamente elevati.

Validare ed attuare degli interventi di contenimento e rallentamento del deterioramento cognitivo sin dagli stadi iniziali della malattia è quindi molto importante. Uno degli obiettivi di questo nuovo studio è proprio quello di verificare l'efficacia di un intervento combinato di esercizio fisico e training cognitivo nel rallentare o arrestare la progressione dei sintomi in soggetti affetti dal Morbo di Alzheimer o da demenza vascolare. Intervenire quando la malattia è ancora nelle fasi iniziali è molto importante, i ricercatori spiegano che la possibilità di eseguire una diagnosi precoce è fondamentale per massimizzare le probabilità di successo del trattamento.

Dati dalla letteratura sperimentale e clinica indicano che la presenza di alterazioni cognitive modeste e di piccole alterazioni cerebrali rilevabili con tecniche strumentali quali quelle di neuroimmagine precedono di anni l'esordio clinico della malattia sia per il Morbo di Alzheimer che per la demenza vascolare. A questa fase di "quasi malattia" si fa riferimento con il termine di Mild Cognitive Impairment (MCI).

Nella maggioranza dei casi, l'MCI è uno stadio che preannuncia una demenza vera e propria (p.es. una malattia di Alzheimer) con una percentuale di progressione annuale molto più elevata (sino a 20 volte più frequente) rispetto alla popolazione anziana non-MCI, al punto che circa il 70 per cento di MCI dopo 5 anni dall'esordio diventano dementi; tuttavia, la quota rimanente non solo non si ammalerà mai di demenza, ma talvolta recupera anche il minimo deficit che la caratterizza come MCI.

Come per altre funzioni cerebrali, le funzioni cognitive dipendono dall'attività delle cellule nervose in specifiche aree cerebrali. Le cellule nervose, o neuroni, presenti nel cervello sono un numero enorme, 100 miliardi di neuroni nel cervello umano. I neuroni sono tra di loro connessi attraverso strutture specializzate dette sinapsi, che servono a trasmettere l'informazione da un neurone presinaptico a uno o più neuroni postsinaptici. L'insieme di un gruppo di neuroni connessi fra di loro costituisce un circuito nervoso. Il nostro comportamento dipende dall'attivazione coordinata di molteplici circuiti nervosi, che possono includere anche neuroni situati in aree cerebrali differenti.

Le funzioni mnestiche dipendono non solo dall'integrità dei circuiti nervosi in specifiche aree cerebrali, ad esempio quelle del lobo temporale mediale per la memoria esplicita, ma anche dalla capacità di tali circuiti nervosi di modificarsi in risposta all'esperienza, ovvero dalla plasticità neurale. Un'identificazione precoce di soggetti MCI o nelle primissime fasi della demenza renderebbe marcatamente più efficaci gli interventi operati nel tentativo di prevenirne o rallentarne la progressione verso la demenza grave.

Diverse ricerche hanno dimostrato che i soggetti con elevata scolarità hanno un ritardo di 5 anni nell'esordio della demenza. Gli studi di meta-analisi di Valenzuela e Sachdev (2006) mostrano inoltre che il mantenimento di un'attività mentale articolata nelle fasi medie e tardive di vita si associa ad una riduzione significativa dell'incidenza di demenza. Negli ultimi 20 anni, numerosi lavori nell'uomo hanno dimostrato che anche l'esercizio fisico può esercitare effetti benefici sulle funzionalità cerebrali, particolarmente nell'anziano (Cotman e Berchtold, 2002; Marx, 2005; Kramer et al., 2006). Alla luce dei numerosi dati raccolti, un intervento combinato di stimolazione cognitiva ed esercizio fisico potrebbero portare al dimezzamento dei casi di demenza.

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