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Rinite allergica, in aumento fra bambini e giovani

Rinite allergica: in aumento fra bambini e giovani

La rinite allergica, una patologia infiammatoria della mucosa del naso che colpisce i soggetti allergici o atopici, è in costante aumento in quasi tutto il mondo. Si stima che una percentuale che va tra il 10-30 per cento della popolazione generale soffra di rinite allergica.

In base ad uno studio condotto dall'Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino e dall'Università di Genova, la rinite allergica è una patologia sotto diagnosticata. Secondo i ricercatori, ben un italiano su sei ne soffre con una maggiore incidenza nei giovani e nei bambini dove si stima che il disturbo interessi una persona ogni quattro abitanti. Per il futuro gli scienziati si aspettano un aumento dei casi di rinite allergiche ipotizzando che nel 2020 ben un giovane su due sarà colpito da questa patologia. Un altro aspetto evidenziato dalla ricerca è la diminuzione del fattore stagionale, se infatti prima la rinite allergica raggiungeva l'apice di diffusione nel periodo primaverile, ora è sempre più presente anche d'estate.

I principali disturbi causati dalla rinite allergica sono il naso che cola e gli occhi rossi, dei disturbi che persistono ormai per tutto l'anno in numerosi pazienti, soprattutto ragazzi e bambini, che presentano una ridotta difesa contro il mix micidiale di pollini e l'inquinamento urbano. I dettagli dello studio condotto dall'Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino e dall'Università di Genova sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Pediatrics (Maggio 2007).

Il professor Giorgio Walter Canonica, Direttore della Clinica di Malattie dell'Apparato Respiratorio e Allergologia Di.M.I, esponendo i risultati della ricerca ha evidenziato come questo studio ha fornito una panoramica più che attendibile della presenza dei sintomi da rinite allergica nella popolazione giovanile italiana. Attraverso una comparazione con i dati preesistenti relativi al 1994/95, per la prima volta si è tracciata la tendenza all'aumento del fenomeno allergie (riniti allergiche). Il professor Canonica, che nel 2008 acquisirà la presidenza della WAO (World Allergology Organization), fa notare come negli ultimi cinque anni si è registrato un incremento maggiore del 5 per cento per questo tipo di patologia, una tendenza che se non invertita porterà ad avere, nel 2020, il 50 per cento dei bambini e dei giovani affetti da rinite allergica.

Analizzando alcuni dati estratti dallo studio si può notare come nei bambini si sia registrato un incremento maggiore. In base ai dati Istat 2003, i ragazzi ed i bambini in Italia erano circa 8 milioni, il numero di casi di riniti allergiche riscontrate in questa gruppo di pazienti è stato di 1 milione e 549 mila bambini nella fascia d'età compresa tra i 6 ed i 7 anni, ed 1 milione e 553 mila adolescenti tra i 13 ed i 14 anni. da una comparazione con i dati che vanno dal 1994 al 2002 si è riscontrato un incremento maggiore di riniti allergiche nei bambini (pari a + 5,2 per cento) che nei ragazzi (pari a + 4,1 per cento).

Le allergie ai pollini, pollinosi, influiscono pesantemente sulla qualità della vita in quanto i sintomi a carico degli occhi, del naso e talvolta dei bronchi (asma), interferiscono con le normali attività della vita quotidiana. I sintomi delle riniti allergiche possono compromettere la capacità di studio e di lavoro, inoltre, ci sono grandi limitazioni nel praticare sport o nel compiere altre attività all'aperto. Questi individui, geneticamente predisposti, producono particolari anticorpi che quando vengono a contatto con le proteine rilasciate dai pollini innescano una reazione immunitaria che provoca i sintomi dell'allergia. In alcuni casi può capitare che dei soggetti allergici non producano anticorpi contro i pollini, per questo motivo è importante effettuare delle analisi personalizzate per caratterizzare il profilo di ogni singolo paziente.

A causa dei cambiamenti climatici si sta modificano la biologia delle piante, con il tempo si è notata un'alterazione della loro pollinazione con una conseguente ripercussione sui pazienti allergici. In estate si verifica la pollinazione delle urticacee (in particolare parietaria) e delle composite (assenzio, ambrosia,ecc.) un fenomeno che ora si protrae fino all'inizio dell'autunno. I casi di allergie ai pollini, prima circoscritti a dei periodo più limitati, ora si estendono per un lungo arco di tempo, da gennaio ad ottobre.

Un altro aspetto che è stato esaminato durante la ricerca è la presenza di pollini nell'inquinamento atmosferico. I pollini, minuscoli granellini invisibili a occhio nudo che vengono liberati dalle piante a scopo riproduttivo e trasportati dal vento anche a grande distanza, fanno parte del particolato atmosferico (PM10). Con il termine particolato atmosferico si intende una complessa miscela di sostanze organiche e inorganiche presenti in aria. Alcuni studi hanno dimostrato che l'effetto allergenico dei pollini aumenta, quando questi sono miscelati con alcuni costituenti dell'inquinamento atmosferico (ad esempio i particolati fini). In pratica gli inquinanti atmosferici non solo agiscono di per sé sulle vie aeree, irritandole e causando bronchiti e asma, ma agiscono anche indirettamente, potenziando l'effetto allergico dei pollini.


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